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BELLE PERSONE

Spesso si dice che un racconto, per essere un vero racconto, debba avere un inizio, un centro e una fine, una trama  – anche se sottaciuta – costruita ponderando ogni peso, e limando ogni parola fino a raggiungere il massimo di significato, e insieme di mistero, nel minimo dello spazio. Questo è vero, ma è solo una parte, per me: perché un racconto può essere anche volutamente sporco, sospeso, sbilanciato generosamente nella sua struttura, eppure contenere un guizzo, il grumo di un “qualcosa” che è insieme la descrizione creativa di un mondo e il simbolo di quello stesso mondo.
Io non so se queste prose di Luca Casoni siano tecnicamente racconti in base alla prima definizione, o semplicemente pezzi fulminanti, scorrevoli e pieni di vita. Di sicuro, contengono quel guizzo, quel “qualcosa”: descrivono, ricreano descrivendo, un mondo.
Il trattore a cingoli del nonno, i leoni che sbragliano al lago, la sbruffoneria e i corteggiamenti, il Calvario da cui si guardano le stelle e le topine, il rock e l’Ape 50, l’odore dell’asfalto appena steso in mezzo ai castagneti. Questo mondo esiste, ed è così bello leggerne, e anche scriverne.
Luca Casoni lo fa con passione e divertimento, sempre un po’ ghignando: un bello sganassone con cui rimetterci a posto, alla fine, lo tiene sempre da parte. È una gran bella caratteristica di questi testi che il più delle volte, come si diceva, magari non sono storie in senso stretto, piuttosto atmosfere che si sviluppano dettaglio su dettaglio, si tendono giocando con l’attesa, e poi si chiudono, come un elastico mollato a brutto grugno. Alcune si chiudono con una sentenza, con una delusione, un colpo di scena, o un numero da disgraziati; altre sulla soglia di una porta, proprio un attimo prima di aprirla, prima che il giovane protagonista e narratore sappia se il mondo che sta oltre verrà conquistato o gli crollerà davanti agli occhi. Ma l’importante è che questo mondo esiste, e man mano che leggerete, vi renderete conto che continua a esistere, ed è il vostro, e proverete insieme orgoglio di viverci dentro, e malinconia.

                                                                                                                                                      Sandro Campani       

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VI CUCINO LA NATURA PRIMAVERA ESTATE

Dalla mia esperienza sono nate tante semplici ricette che seguono il susseguirsi delle stagioni e utilizzano i prodotti che la terra naturalmente ci offre.
La mia cucina è influenzata dalla tradizione, dai sapori della mia terra, la zona collinare reggiana. Tra le pagine di questo ricettario troverete piatti tipici rielaborati per chi a tavola ha esigenze particolari, come i vegani, i vegetariani e chi soffre di intolleranze alimentari.
Nulla è lasciato al caso in quello che non definirei un semplice ricettario, quanto una stimolante e curiosa proposta per portare in tavola i piatti della tradizione reggiana, strizzando l’occhio al mondo vegetariano e vegano. Una scelta insolita quella dell’autrice Cinzia Marchi, proveniente da una famiglia contadina di Cerredolo, e quindi legata a una tradizione fatta di concia del maiale, gnocco fritto preparato con lo strutto e salumi. Eppure l’esperienza le ha insegnato che si possono gustare ottimi cibi scegliendo con grande attenzione quello che la terra offre, secondo il corso delle stagioni e restituendo al nostro organismo tutti i principi nutritivi di cui necessita.
Non solo ricette, ma anche una particolare attenzione a come muoversi tra le risorse che il nostro territorio ci offre, dal mercato contadino ai prodotti a chilometro zero. E poi le attenzioni in cucina, quando ad esempio si devono pulire e quindi cucinare le verdure. Infine la conservazione in dispensa dei prodotti, dalla surgelazione alla preparazione di marmellate e conserve.
Nulla è lasciato al caso, appunto. Perché Cinzia Marchi ha realizzato questo primo ricettario dedicato alle ricette primaverili ed estive, mettendoci la passione e la conoscenza sviluppata in anni di lavoro ai fornelli. “Una tela bianca” – è così che Cinzia definisce il piatto – “da abbellire con colori e sapori che soddisfino il palato e lo spirito, usando creatività e passione”.

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IL MIO GRANDE PISELLO

Ad alcuni piacerà il mio modo di raccontare, ad altri no: ne sono preparato e accetterò allo stesso modo qualsiasi giudizio, basta che sia appassionato e sincero. Sappiate che tutto quello che andate a leggere è la pura verità, nulla è inventato per suscitare la curiosità verso questo scritto o renderlo più divertente.
Penso che sia la mia mano a guidarmi, così come hanno fatto tante persone, le quali mi hanno accompagnato durante la mia esistenza. Il mio intento è di dare forma ai miei pensieri, nella speranza che le parole scritte con sottile inchiostro nero sulla pagina bianca siano interessanti per chi le leggerà.

 

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LA STORIA DELLA MIA VITA

Io Lamberti Arianna, nata nel 1927 a Montefiorino, sposata con Andrea Donini dal 22 maggio 1948, vorrei tentare di raccontare la mia vita, con qualche accenno di storia del mio paese, quella di mio marito e la nostra vissuta insieme per ben sessantadue anni e mezzo, fino al 29 ottobre 2010, quando sono rimasta vedova.
Spero che la memoria mi aiuti a fare ciò che mi sono ripromessa, affinché rimanga ai miei quattro figli, Patrizia Donatella, Paola, Giorgio e Giovanni, ai miei quattro nipoti, Lisena, Marco, Daniele e Melany, e ai quattro pronipoti Gabriele, Giorgia, Andrea e Federico, il ricordo e l’esempio mio e di mio marito Andrea.

Tre quaderni scritti in bella calligrafia, pagine fitte di ricordi nei quali è facile perdersi e commuoversi, una straordinaria lucidità nel raccontare oltre ottant’anni di vicende personali, e, tra questi, sessantadue di vita coniugale.
Un’esperienza semplice e allo stesso tempo unica, vissuta con coraggio e tanta dignità di fronte alle gioie e ai dolori della propria esistenza. La voglia di lasciare una testimonianza di sé, del percorso condiviso con un marito che ha lavorato sodo per la sua famiglia e il cui solo ricordo muove lacrime e commozione.
Questo è quanto, qualche mese fa, Orianna Lamberti mi ha consegnato: tre quaderni scritti a mano, preziosi come solo le parole che prendono forma su fogli bianchi sanno essere. L’autrice mi ha quindi pregata di trasformarli in un libro, una pubblicazione semplice, diretta, senza fronzoli, così com’è il suo modo di comunicare e, in senso più ampio, di intendere la vita.
Dalle pagine scritte da Orianna è nata “La storia della mia vita”, che, in qualità di editore, pubblico con grande entusiasmo, condividendo il pensiero dell’autrice: raccontare la propria storia, quella di suo marito Andrea Donini, scomparso nel 2010, della loro famiglia e sullo sfondo, quella del paese nel quale hanno vissuto, Montefiorino con le sue frazioni e borgate, per lasciare di sé una testimonianza sincera, priva di qualsiasi presunzione.
Sono certa che il lettore saprà comprendere e apprezzare il significato di una scrittura che, nella sua semplicità, vuole essere un modo per ricordare momenti di gioia, per condividere i principi dell’onestà e della forza d’animo, per stimolare chi si trova a convivere con grandi difficoltà quotidiane a guardare con ottimismo al futuro.
Come ha saputo fare Orianna, piccola di statura, timida e riservata di carattere, ma tenace e combattiva di fronte ai grandi ostacoli della vita.
Il pensiero di Orianna, nelle battute finali della sua autobiografia, va ai figli, ai nipoti e ai pronipoti, i quali saranno fieri di leggere tra le righe del libro l’amore e la dedizione a loro dedicata da Orianna e Andrea, due persone come tante, ma a loro modo eccezionali.

                                                                                                                                                        Roberta Rossi
                                                                                                                                       Direttore responsabile di Edizioni Terra marique

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NESSUNO

Una lettera carica di mistero sconvolge la vita di un gruppo di quarantenni, un tempo compagni di scuola. I loro destini, identici per provenienza geografica – Sassuolo, provincia di Modena – ma lontanissimi per scelte lavorative e famigliari, torneranno a incrociarsi in occasione di un evento particolare: il funerale di un individuo con il quale sembra abbiano condiviso gli anni scolastici, ma di cui non ricordano l’identità.
È lo stesso misterioso individuo, tramite una lettera scritta poco tempo prima di morire e fatta recapitare loro, a morte già avvenuta, dal suo fedele servitore, a condurli nella sua lussuosa dimora, immersa nella campagna pugliese.
Ad attenderli, oltre il maestoso cancello sul quale campeggia una targa con l’incisione “Residenza Nessuno”, una villa spettacolare, dove il lusso degli arredi si confonde con l’abbondanza di tavole imbandite e la solerzia della servitù pronta a soddisfare ogni loro desiderio.
Immersi nella magnificenza che soddisfa occhi e palato ed esalta gli istinti primordiali al godimento, gli ospiti dello strano convegno funerario saranno tuttavia tormentati dalla necessità di comprendere la situazione in cui si trovano, guidati dalle parole di Nessuno, che, postume, piombano a sconvolgere le loro anime, non immuni da colpe e pesanti responsabilità.
Nessuno è un rimorso nella coscienza collettiva, la nemesi che conduce il gruppo di vecchi amici alle soglie di un incubo travestito da sogno. Nessuno è la voce che arriva dal passato a riprenderli, a trascinarli in un inferno di lusso senza regole.
Otto vite avare di felicità, otto diverse ragioni per fuggire da una realtà solo in apparenza perfetta. E un solo comune denominatore, Nessuno. Non ha nome, non ha volto: è l’ombra che incombe sulle loro coscienze. E sarà lo spartiacque fra quel che è stato e quello che deve essere.

 

 

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STORIE DI SAN CASSIANO E DEBBIA

L’immagine di un ideale visitatore che si trova a scoprire questi luoghi, separati dalla pianura tramite una serie di curve che si snodano in mezzo a distese di campi, trova compiacimento nell’apparizione quasi improvvisa della chiesa di San Cassiano, immersa nel verde di una vegetazione domata e ben curata. E si ritorna a Debbia, a un’altitudine più bassa, in un saliscendi di strade che portano verso la chiesa e l’antica torre. È una zona bella da abitare e interessante da scoprire, borgata dopo borgata, se non altro per la vegetazione che accoglie il visitatore in un mondo a parte, quasi incantato, a pochi chilometri dalla pianura industrializzata.

 

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IL GUSTO DI RACCONTARSI

“Siamo ciò che mangiamo”. È possibile scrutare e capire dalle scelte alimentari la persona che ci sta dietro. Con un pizzico di sensibilità e attenzione ai particolari, l’autrice intervista, in stile giornalistico, 39 personaggi +1. Il più uno è Giorgio Napolitano, il presidente della Repubblica, di cui l’autrice, senza intervistarlo, riesce comunque ad apprenderne i gusti a tavola, nelle sue giornate frenetiche di lavoro.
Buona parte degli altri personaggi li incontra vis a vis, per carpirne ogni dettaglio: sguardi, modi di fare e di porsi, tratti di carattere, oltre che aspetti più superficiali, come il loro abbigliamento o gli accessori.
La lettura di questo libro è una scoperta, che cerca di andare al quid di ogni intervistato. Alla personalità, al carattere, con una totale immedesimazione nei momenti dell’intervista. Perché è sempre il carattere che, alla fine, dopo il primo impatto dato dall’apparenza, ci piace, ci incuriosisce, oppure proprio ci allontana da quella persona.
La lettura de “Il Gusto di Raccontasi” vuole essere un piacevole viaggio fra uomini e donne diversi per stile, scelte, mestieri, cultura, carattere e caratteristiche. Attraverso cui scoprire o riscoprire anche qualcosa di noi.

 

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TUTTO CAMBIA

È una domenica sera di marzo quando Sara Fiorentino, vicecommissario in forza al commissariato Due Torri di Bologna, riceve una segnalazione dal centro operativo: è stato ritrovato il cadavere di un uomo, Giulio Roversi, noto professore universitario. La scena fa supporre che si tratti di suicidio: Roversi, al momento dell’intervento della polizia, impugna ancora il revolver con cui si è sparato.
Il commissario Giorgio Scozia, che conosce Roversi sin dai tempi dell’università, non crede però alla tesi del suicidio. Inizia così per i due poliziotti un’insolita indagine, all’inseguimento di una verità che cambia continuamente forma fino al colpo di scena finale.

www.commissarioscozia.it
www.facebook.com/GiorgioScozia

CITTÀ DI PONTREMOLI
Concorso di Letteratura a carattere internazionale
Seconda Edizione 2013

Il Centro Culturale Il Porticciolo e la Giuria del Concorso di Letteratura “Città di Pontremoli” sono lieti di comunicare che è stato deciso all’unanimità di assegnare il

Premio Speciale ROMANZO GIALLO
per il romanzo “TUTTO CAMBIA”
ALESSANDRO PRANDINI

 

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L’INNOCENTE EVASIONE

Baudelaire diceva “chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere”. Così Michele Piazza, terminata la giornata lavorativa, si rinchiude in una stanza al secondo piano del “Casablanca Cafè”, a pochi passi dal centro di Reggio Emilia, in compagnia solo di un bicchiere e di una bottiglia d’acqua.
«Posso sedermi?».
Una sera al “Casablanca” arriva uno sconosciuto che, senza attendere risposta, si siede e offre a Michele la possibilità di liberarsi una volta per tutte dal suo bisogno di rifugiarsi tre quarti d’ora al giorno in un bar malfamato, alla ricerca di soluzioni agli errori commessi in passato.
Inizia così, nell’immobile staticità di quell’incontro, un viaggio che va al di là dei nove metri quadrati della stanza e al tempo stesso srotola e riannoda il tempo, portando a ricostruire pezzo dopo pezzo i momenti più significativi di una vicenda piena di ombre.
Ventiquattro ore è il tempo che lo sconosciuto interlocutore, prima di dileguarsi, offre a Michele per decidere se accettare una proposta che però ha un prezzo molto alto.
“L’innocente evasione” è il romanzo di esordio di Alberto Pighini: una storia che è prima di tutto un viaggio nella coscienza di un uomo che si trova a fare i conti col proprio inconfessabile passato, diviso tra la possibilità di liberarsi una volta per tutte del proprio senso di colpa e il rischio, come contropartita, di perdere quanto di più caro ha al mondo.
Il lettore, accompagnato dalla voce narrante alla scoperta di un’esperienza solo apparentemente normale – i voli col parapendio tra gli splendidi scenari della Pietra di Bismantova, la vita di paese, le serate con gli amici, il primo amore – diventa partecipe della scelta di Michele Piazza, percependo la stessa fragilità alla quale l’esistenza umana sembra condannata.
Ma nel finale ogni certezza viene sovvertita, a tal punto che la vicenda di Michele Piazza non potrà che essere vista con occhi diversi.

 

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IL GRUPPO ALPINI DI MONTEFIORINO

“Gli Alpini: una grande famiglia che continua a volersi riconoscere in valori e ideali che non cambiano nel tempo.

Uniti da un cappello con la penna, in armi come in congedo.

L’Associazione Nazionale Alpini, con più di 90 anni di storia, è nata da uomini che nella sofferenza, nelle privazioni e nelle atrocità della guerra hanno vissuto insieme esperienze tragiche, che invece di dividerli li hanno uniti. E quello spirito di corpo è stato trasmesso fino a noi, alpini di oggi, che con i fatti concreti e l’esempio dei comportamenti vogliamo far capire che per una convivenza civile migliore si deve ancora credere in quei valori”.

                                                                                                                                                                              Associazione Nazionale Alpini
Sezione di Modena
Il Presidente
Franco Muzzarelli

“L’iniziativa di scrivere un libro sul gruppo Alpini di Montefiorino mi trova entusiasta. […].

Il Gruppo di Montefiorino ha sempre avuto una brillante storia nell’ambito della Protezione Civile: tutt’oggi che conta una ventina di iscritti, è sicuramente uno dei Gruppi più attivi a livello provinciale. La Sezione di Modena, alla quale mi associo, tiene in massima considerazione i volontari del nostro gruppo, che tanto hanno fatto e tanto faranno ancora nel mondo del volontariato. La Protezione Civile, negli ultimi anni, è notevolmente cambiata: è un sistema che si sta specializzando nei momenti di normalità in azioni atte a sviluppare attività di previsione, prevenzione e studio dei diversi rischi che incombono sul territorio e, in situazioni di emergenza, si attiva per fornire le migliori risposte operative. È dalla popolazione aiutata che i volontari di Protezione Civile ANA si sentono più gratificati per ciò che hanno fatto”.

Mauro Ghirardelli
iscritto al Gruppo Alpini di Montefiorino,
è coordinatore di Protezione Civile ANA della Sezione di Modena

 

Credo che gli alpini siano per il nostro territorio una risorsa unica, dal valore inestimabile.

Il Gruppo Alpini di Montefiorino tanto ha fatto, e continuerà a farlo, per la nostra realtà: sempre presenti in caso di bisogno, gli alpini sono i primi a intervenire quando l’emergenza lo richiede. Il loro lavoro e sostegno a vantaggio della popolazione, in qualsiasi contesto, sono esempi preziosi di uno spirito di volontariato sempre indomito e mai compiaciuto di se stesso.

Come sindaco di Montefiorino, ma prima ancora come cittadina, figlia di un alpino straordinario quale è stato Sergio Gualmini, che per tanti anni è stato alla guida del Gruppo, esprimo il mio orgoglio e la mia gratitudine verso le penne nere del mio Comune e più in generale verso un Corpo che ha fatto dell’associazionismo la sua bandiera.

Antonella Gualmini
sindaco di Montefiorino

 

Sulle parole del presidente della Sezione ANA di Modena Franco Muzzarelli, del coordinatore di Protezione Civile ANA della Sezione di Modena e del sindaco di Montefiorino Antonella Gualmini si apre “Gli Alpini di Montefiorino”. Scritto da Roberta Rossi, il libro è il primo pubblicato da Edizioni Terra marique nella collana E.B., dedicata al noto giornalista Eliseo Baroni, scomparso nel dicembre del 2010. «Un omaggio a un maestro che è stato prima di tutto un amico» spiega Roberta Rossi, autrice della pubblicazione e direttor editoriale di Edizioni Terra marique. «Dal punto di vista professionale, “Gli Alpini di Montefiorino” è la sintesi di tutto ciò che Eliseo mi ha insegnato: la chiarezza e la precisione espositiva, corredata da un’ampia e puntuale documentazione fotografica, inserita nella grafica ottimamente realizzata da Federico Vecchi. E ancora l’approfondimento documentaristico, che mi ha consentito di supportare con precisione le lunghe interviste a numerosi personaggi, tra cui i reduci di guerra Aldo Corti e Pasquale Corti, combattenti sul fronte russo nel corpo alpino della Tridentina. Infine la passione, l’onestà nel descrivere e raccontare un mondo che non conoscevo, ma al quale mi sono appassionata in breve tempo, con la curiosità di sempre, con l’obiettivo di farne oggetto di interesse non solo in chi questo mondo l’ha vissuto, ma soprattutto in quelle persone, lettori attenti e curiosi, che alpini non sono stati, ma possono intuirne il valore sia nel passato che nella modernità».