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FUORI CASA

Nel nuovo romanzo di Marzia Mineo, la vita del pendolare non è certo facile, né piacevole. Bisogna provarla almeno una volta per poterne parlare, non per sentito dire, ma per esperienza vissuta.

Le abbreviazioni sono d’obbligo perché luoghi, persone e fatti potrebbero essere facilmente identificabili.

I protagonisti potrebbero anche offendersi e citare la narratrice per danni morali o per diffamazione (ne sarebbero capaci!).

Si useranno dunque dei nomi di fantasia, delle distanze approssimative, dei luoghi verosimili.

Si preferisce lasciare piena libertà nel tracciare il tragitto partendo dal capoluogo di provincia (forse) verso un qualsiasi punto cardinale e non, raggiungibile lungomare o entroterra della Sicilia.  Un nuovo romanzo per la casa editrice Edizioni Terra marique.

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UNA SETTIMANA DA CANE

Mariangela Pasciuti, pedagogista, dirigente scolastico, docente universitario, dopo aver scritto decine di libri di psicologia, pedagogia, didattica, da qualche tempo si dedica ad altri registri narrativi.

Giuseppe Vitale usa il disegno come una lingua da parlare tra neologismi e strafalcioni. Dopo studi scientifici, di storia medievale e di pedagogia dell’immagine, è attualmente impegnato nelle scuole della provincia di Reggio Emilia come atelierista e formatore. Lavora nell’editoria da circa dieci anni.

 

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UNA PICCOLA VOCE DAVANTI A BISMANTOVA

Quara

Nelle prime mattine della mia vita

stan scritti

i miei monti, le vette,

la luna e le stelle.

Il campanile del paese

che suonava l’aria del giorno che veniva.

Due valli

in dolce bisticcio

per chi aveva più terra al sole

più terra all’ombra.

È passata una vita.

Non ho ancora deciso

quale sguardo

piace più al cuore.

 

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LUNA E MEZZA

Torno a casa stasera

con il telefono spento

la sigaretta accesa

ho venti chiamate perse

che non voglio recuperare

è buio

i lampioni si svegliano

la città dorme

i miei pensieri

no

tu

chissà

se vai via

come un’eclissi

e chi sei

sarai mica la luna

che mi accompagna a casa

che mi culla la notte

che mi fa luce quando dentro è buio

maledetto

satellite

non mio

 

Giancarlo Villano, “Luna e mezza”

 

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VITA DA BLOGGER A FIRENZE

Il libro di Stefano Giannattasio è la storia di una resurrezione: d’anima, di corpo e di mente. Le sessantatré liriche della silloge testimoniano lo sforzo titanico di rialzarsi in piedi dopo ventott’anni di malattia. Tanto tempo è durata la grave forma di depressione che ha colpito l’autore, blogger e fotografo in un’amatissima Firenze, che può assumere la dimensione di un magnifico sogno a occhi aperti, ma talvolta anche di un incubo in istantanee catturate per strada.
Sono versi che fanno riflettere sul significato di essere una madre biologica: Non ho mai saputo chi fosse /e perché mi abbia abbandonato all’orfanotrofio e A volte ancora mi domando /perché io abbia visto la luce, sulla genitorialità adottiva: Ero contento di averli chiamati papà e mamma. /Li avevo scelti, stanco di non ricevere amore, sul mistero della nascita, sulla ferita aperta dell’abbandono: si fece rabbia di bestia, /ma la Poesia mi ha cambiato., sulla disperata ricerca dell’amore di coppia forse impossibile da raggiungere per la fragilità della convalescenza: A cadere nella depressione ho sbagliato, /ho fatto del male a mio padre. /La Poesia ha vinto la sofferenza e la sua morte.
Sono versi che non di rado fanno tremare i polsi alle donne e agli uomini di apparente buona volontà, ma di scarsa sensibilità per cui si chiede perdono perché, o mio Signore, non sanno quello che fanno. Sono versi che non giudicano il prossimo poiché permeati dalla verità della parola: Come Lazzaro sono risorto grazie a te e a Gesù.
C’è la consapevolezza di essere sempre e comunque non il figlio di un Dio minore, ma l’incarnazione della volontà e dell’intelligenza supreme che hanno creato e governano l’universo. Sono versi che scavano nella roccia, nei taglienti spicchi di una personalità frantumata, sdoppiata e ricomposta dai farmaci quando calano le tenebre e finalmente il Dottor Jekyll se ne va /e mi lascia in pace.
Alla sottoscritta è spettato solo il compito di trascrivere al computer i versi di Stefano Giannattasio. Mi sono stati dettati al telefono da Mr. Hide, quando riapriva gli occhi nella semioscurità di una stanza, spesso insofferente ad ogni altro suono che non fosse la mia voce. Pazientemente, notte dopo notte, per mesi.

Ornella Fiorentini

 

 

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IL LECCA-LECCA DI CRISTALLO

Le vie per insegnare ai bambini che l’invisibile esiste e che al nostro sguardo il mondo non appare mai immediatamente nella sua interezza non è facile, anche perché scarseggiano gli strumenti didattici che possano supportare il perseguimento di un tale obiettivo formativo.
L’egocentrismo, sul quale la mente dei bambini (giovani e meno giovani, per non dire quella di adulti e anziani caratterizzati da infantilismo) fonda gran parte del proprio modo di ragionare, consiste nel credere che tutto ciò che è da sapere appare chiaramente di fronte ai loro occhi. In questa prospettiva primitiva, ciò che rimane nascosto non esiste.
Lasciar crescere i bambini in questa convinzione determina la crescita di persone immature, che non sanno pensare né al futuro né al mondo, perché cercheranno sempre di trovare quel che può interessarli in ciò che la vita mette loro a disposizione nel qui e ora.
Al contrario, consentire in età precoce, attraverso la riflessione sulla morte, di discutere intorno a cosa si vede e cosa non si vede, serve ad aprire gli occhi sulla vita e su ciò che è da sapere rispetto all’invisibile.
Questa bellissima storia di Maria Angela Gelati è uno strumento prezioso per cominciare a porsi tale problema, cominciando ad affrontarlo con gli strumenti del cuore e con lo sguardo dei sentimenti.
La solitudine e la paura sono i vissuti più difficili che possono caratterizzare la sensazione di non aver alcuna direzione da dare al proprio cammino esistenziale: si tratta di esperienze che tutti, in qualche momento della propria biografia, hanno incontrato.
È proprio durante questo tipo di crisi che si fa sentire l’esigenza di guardare meglio, al di là di ciò che sembra. A quel punto, ciò che è considerato casuale può manifestarsi in modo inatteso come risposta, proveniente da un mondo sconosciuto perché mai correttamente guardato.
Gli strumenti della death education cominciano ad essere sempre più numerosi e significativi. In questo orizzonte la riflessione sull’invisibile è fondamentale: questa splendida novella può essere riconosciuta come uno strumento prezioso per i bambini della scuola dell’infanzia ed elementare e per tutti coloro che lavorano in questo campo di studi.

Ines Testoni
Direttrice del Master in “Death Studies & The End of Life”, Università degli Studi di Padova

 

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COME HO SCOPERTO DI ESSERE MORTO

La definizione “raccolta di racconti” è fin troppo semplice. Ciò che leggerete è una riflessione sul significato della vita, dell’amore e della morte. I racconti di quotidianità vestono un ruolo di mera facciata, non sono altro che un velo atto a coprire ciò che voi, lettori, avrete il compito di scoprire. Storie reali o immaginarie, rapporti passionali, racconti di uno specchio, relazioni platoniche o resoconti di guerra.
Persone, cose, pensieri. I personaggi di ogni storia si muovono e creano al fine di indagare l’inconscio, di scoprire la banalità delle cose, di rappresentare l’alternarsi dell’esistere e del non esistere.
Dietro a tutte queste vite c’è un significato, un filo che conduce verso l’idea principale: “cos’è la vita?”, “cos’è la morte?”, “come ho scoperto di essere morto?”.

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PREMIO LETTERARIO “CITTA’ DI MONTEFIORINO”2018

Ecco gli attesissimi nomi dei vincitori dell’edizione 2018

 

Sez. A – Romanzo inedito
Primo romanzo classificato:
“Il ritrattista” di Agnese MarchiSecondo romanzo classificato, a pari merito:
“Misteri solubili” di Sergio Caldaretti
“La casa dove tornare” di Laura Casadei
“Bella mia, Stefano te lo ricordi?” di Domenico Romano Mantovani

Terzo romanzo classificato, a pari merito:
“Creatura del mare” di Rina Bontempi
“La freccia purpurea” di Paolo Delpino
“Non si maltrattano i bambini” di Ornella Fiorentini

 

Sez. B – Raccolta di racconti inediti
Prima raccolta classificata:
“Vuoti a rendere” di Marina Martelli

Seconda raccolta classificata,
a pari merito:
“Una storia come tante e tante altre storie” di Maurizio Brescia
“Delitto in vetrina (e altri racconti)” di Paolo Delmastro

Terza raccolta classificata,
a pari merito:
“L’anima bella del cane” di Gabriele Astolfi
“Alcuni miei amici” di Paolo Borsoni
“Alba sul mare” di Luigi Ciambezi

 

Sez. C – Silloge di poesie inedite
Prima silloge classificata:
“Quello che resta dopo le parole” di Daniela Sandrolini

Seconda silloge classificata, a pari merito:
“Simulacro di speranza” di Nunzia Dimarsico
“L’io è una domanda” di Franco Casadei
“Un tocco di cielo” di Gabriella Picerno

Terza silloge classificata, a pari merito:
“Parole” di Stefano Baldinu
“Con i miei versi” di Giovanni Tavcar
“Fiore di campo” di Daniela Rossi

 

Sez. D – Premio speciale “Giovani Voci narranti”: “Noi siamo cittadini di…”
Sezione riservata agli studenti delle province di Modena e Reggio Emilia

Primi classificati: alunni II A della Scuola Secondaria di Primo Grado di Pievepelago

Menzione speciale della giuria per l’impegno a favore dell’integrazione e contro il bullismo:
alunni IE e IF della Scuola Secondaria di Primo Grado di Roteglia

 

Complimenti a tutti!

La premiazione si terrà sabato 28 luglio dalle 17.30 Montefiorino (MO)

 

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VIENE IL GIORNO E VIENE ANCHE LA NOTTE

Tre grandi temi animano le pagine del romanzo: la natura, il male e Dio. Tutto ha inizio nel 1613, quando la famiglia Ferrarini, con il suo capostipite Battista, scopre un territorio disabitato, fra l’Emilia e la Toscana: la valle delle Tagliole.
Sullo sfondo di quattro secoli di storia, si staglia una montagna dalla forma particolare, la Bella Addormentata, riferimento solido e imponente nel passaggio da una generazione all’altra. “A Domenico sembrava di scorgere i lineamenti del viso di una donna vista di profilo. Poi, in modo da farsi sentire dalla madre, disse: Voglio rimanere per sempre in questa terra”.
L’amore per la propria valle è grande nel cuore dei personaggi del libro, tanto da far loro credere che essere traditi dagli uomini sia normale, ma essere traditi dalla propria terra sia insopportabile. I paesaggi montani, descritti dall’autore più con l’anima che con la penna, sono luoghi pieni di poesia, pur diventando spesso nemici contro cui lottare per sopravvivere: “La valanga si staccò improvvisa, repentina e con un cupo rumore”.
La lotta è anche contro il male, quello causato dagli uomini: “Pensava che non sarebbe più ritornato dalla guerra, come era accaduto a suo fratello”. E il dialogo con Dio, di cui si avverte la presenza nella maestosità della natura così come nella povertà quotidiana, colma gli spazi di esistenze semplici, rese uniche dall’abilità narrativa dell’autore.