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WHAT’S NEXT? STORIA DI UN ITALIANO IN GIRO PER IL MONDO

Ho la sensazione di essere in viaggio fin da quando sono nato.

Per questo motivo, e perché non ho mai smesso di spostarmi da un Paese all’altro, persino da un continente all’altro, ho deciso di scrivere questo libro. Che è poi una chiacchierata con Roberta: insieme abbiamo ripercorso le tappe che da Sarno mi hanno portato a Casablanca.

Desideravo condividere con chi leggerà questo libro le esperienze che ho vissuto durante i miei primi dieci anni di vita, quelli trascorsi a Torino. E poi i fatti che mi hanno trasformato in un piccolo emigrante alla rovescia, che dal Nord torna al Sud, obbligato a perdere l’accento piemontese e a padroneggiare quello napoletano, “per essere accettato quando si faceva a pugni per strada”. L’adolescenza passata tra studio e divertimenti, mentre in me maturava la consapevolezza che presto me ne sarei andato sulla scia di quelle macchine che vedevo sfrecciare lungo l’autostrada verso il Nord.

Che bella la mia Terra, vi ritorno sempre volentieri per godermi l’affetto dei miei genitori e della mia numerosa famiglia. Ma per fare carriera, quella che mi ha portato al vertice di numerose aziende con filiali in tutto il mondo, sapevo che sarei dovuto andarmene all’estero.

Così è iniziata la mia avventura, che ho desiderato ricostruire tra aneddoti, sentimenti, fatica e coraggio, senza dimenticarmi delle persone che stanno camminando al mio fianco lungo questa bellissima strada.

Sento di essere un uomo soddisfatto e non ho paura di dirlo a voce alta. So che in Italia si fa fatica a “perdonare” il successo, eppure desidero dire ciò che penso e provo davvero. Non temo il giudizio, preferisco piuttosto condividere con chi leggerà ciò che è stato e che oggi è il mio cammino.

Carmine Mandola

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ZERO MOTIVI PER NON DEDICARSI AL BENESSERE

Il nostro mestiere prevede la scrittura di libri per aziende e privati che ne abbiano esigenza. A furia di documentarci e parlare con esperti dei vari campi della salute e della cura di sé, ci siamo accorte di aver accumulato abbastanza informazioni per scrivere un manuale dedicato al benessere.

Non contente delle nozioni acquisite, abbiamo a lungo chiacchierato con professionisti, fisioterapisti, nutrizionisti e anche con qualcuno che non finisce in –isti (psicologi ed esperti di sicurezza informatica).

Ed ecco il nostro manuale della collana Zero motivi. Il nostro messaggio è semplice: non esistono motivi per non prendersi cura di sé, che sia davanti allo schermo del computer, seduti alla scrivania, durante una telefonata al cellulare, a tavola. Senza dimenticare l’importanza di garantire il benessere di chi ci sta intorno, famigliari, colleghi di lavoro, commensali o persone incontrate per caso.

Zero motivi per non dedicarsi al benessere è un manuale di facile consultazione, pensato e impaginato per fornire risposte rapide a esigenze che accomunano chiunque abbia a cuore la propria salute fisica e mentale.

Sara Meglioli e Roberta Rossi

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POSSO DIRE LA MIA?

Nel periodo dell’isolamento, in seguito alla diffusione del Covid-19, lontana dai miei nipotini, mi è venuta l’idea di scrivere qualcosa per loro. Sono nati così questi racconti, pensati per i bambini, ma credo adatti anche ai grandi.

Ho dato voce a personaggi che nella realtà voce non hanno. Qui parlano della loro vita, della loro storia o lamentano il degrado dell’ambiente, tema che mi sta molto a cuore.

La decisione di pubblicare questo libro è nata innanzitutto perché sollecitata dalle amiche e poi per uno scopo ben preciso: aiutare chi ha bisogno. L’intero ricavato della vendita andrà infatti in beneficenza: alla Casa de los niños, in Bolivia, con cui collaboro da anni e in Tanzania per un progetto che segue Roberta Bonini, una delle illustratrici, che insieme a Cristina Zoffo ha dato vita ai personaggi dei racconti.

Nonna B.

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LE TRE CHIAVI – IL MIO CALCIO

L’idea di scrivere un libro l’avevo già fatta mia quattro o cinque anni fa, salvo poi abbandonare il progetto.

In realtà avrei voluto scrivere un eserciziario diviso per obiettivi e fasce di età.

Lungo la strada mi sono però accorto dell’inutilità della cosa. Io stesso ne ho comprati alcuni, salvo poi non guardarli o interessarmene marginalmente. Ho sempre preferito l’approccio diretto, la visione sul campo e lo scambio di idee, magari al tavolino di un bar, appena finito l’allenamento. Chiunque allena e lo fa in modo serio, sarebbe interessato sì a vedere un eserciziario, ma giusto per dare un occhio a quello che fanno gli altri, prendendone magari il 5 per cento, perché noi allenatori siamo fondamentalmente presuntuosi.

Scrivere in prima persona la considero una cosa diversa: questa biografia non mi è costata né tempo né voglia. È stato come accendere una luce su quello che è stato il mio percorso, tra società dilettantistiche e professionistiche, in mezzo alle difficoltà di tutti i giorni, conditi anche da qualche aneddoto.

Cercavo qualcosa che potesse rimanere nero su bianco sia per me che per gli addetti ai lavori, per cui ho deciso di descrivere i miei primi quindici anni di carriera tra le mille difficoltà, i pregiudizi e le disavventure, in cui si imbatte chiunque si cimenti in questa professione in ambito dilettantistico.

Ho preferito il racconto della mia storia rispetto a un banale eserciziario, come a dire “questa è la mia vita”.

Lo dovevo ad alcune persone che mi hanno indirizzato e supportato e lo dovevo anche a me stesso, in modo che un giorno, quando smetterò, qualcosa rimanga anche a me, dopo anni passati a insegnare agli altri.

 Andrea Parenti

 

 

 

 

 

 

 

 

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CAOS

Si sente spesso dire che oggi i giovani scrivono solo sui social, sottintendendo trattarsi di scritture (messaggi) magari poveri di contenuto o del tutto inutili, come se i ragazzi fossero privi della cognizione del reale. Invece esistono anche molti giovani che davvero si preoccupano per le sorti del proprio futuro e che, in senso più ampio, hanno a cuore quella che sarà o potrà essere la futura condizione umana. E dei loro pensieri, su questi ampi argomenti, ne scrivono sui libri.
I versi di Andrea risuonano di canto sociale, con tutti i disagi che traspaiono dall’organizzazione umana in una società che dovrebbe essere per sua definizione equa, ma che tale poco appare. La delusione data dal “mondo dei grandi” sui vari aspetti della distinzione sociale porta l’autore a trovare via di fuga, cioè una condizione migliore, nella scelta dell’anarchia: non una violenta ribellione fine a se stessa e senza risultato, ma una modalità di vita differente da quello che, in larga scala, viene imposto dall’alto come “giusto” o “migliore”.
Dal Caos in cui tutto sembra confluire, è difficile non trovarsi sommersi. Rabbia e senso di ingiustizia predominano come reazioni spontanee alla mancanza di senso della vita, quando sono lesi i fondamentali principi dell’esistenza. Così il poeta, scrittore anarchico per eccellenza, non può sottacere e denuncia nei suoi versi le mancanze del mondo in cui si trova a vivere, dando voce e specchio anche a quanti altri si trovano nelle medesime condizioni e non hanno modo di esprimere le loro simili sensazioni.
Alza sempre lo sguardo sii fiero, esorta quindi Andrea, perché non venga mai a mancare il coraggio a ogni persona per scuotersi a una sana ribellione: portare avanti, nonostante tutto, la propria passione, i propri ideali.

Ivana Cavalletti
Poetessa

 

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DRACULA HA UN CUORE

Ho scritto “Dracula ha un cuore” ispirato dalla mia adolescenza e dall’ingresso nell’età adulta. La prima parte è una raccolta di poesie che parla di esperienze e del mio stile di vita libertino, che penso si potesse identificare nel punk. Di sicuro il movimento letterario decadentista mi ha influenzato. Parlo di tutti i morsi che ho dato, dei paletti evitati e delle varie volatilizzazioni da un posto all’altro.

La seconda parte è una raccolta di pensieri ispirati dal mio percorso spirituale e dalla religione cattolica, a cui mi sono convertito dopo essermi smarrito e avendo trovato una luce, che cerco di descrivere come dei sussurri alla coscienza.

Nel titolo cito “Dracula” per descrivere una gioventù dai toni inquieti, sensuali, nascosti, esaltanti, ingenui e pericolosi. Poi dico che “Dracula ha un cuore”, perché questo mio vissuto, seppur difficile, ha conosciuto un fine spirituale salvifico, che mi ha introdotto nell’età adulta come una persona nuova. Ho preferito accettare invece che evadere, nonostante la fatica e la mia maniera goffa, perché disabituato alle tradizioni degli umani e ad amare.

Andrea Braia