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L’INNOCENTE EVASIONE

Baudelaire diceva “chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere”. Così Michele Piazza, terminata la giornata lavorativa, si rinchiude in una stanza al secondo piano del “Casablanca Cafè”, a pochi passi dal centro di Reggio Emilia, in compagnia solo di un bicchiere e di una bottiglia d’acqua.
«Posso sedermi?».
Una sera al “Casablanca” arriva uno sconosciuto che, senza attendere risposta, si siede e offre a Michele la possibilità di liberarsi una volta per tutte dal suo bisogno di rifugiarsi tre quarti d’ora al giorno in un bar malfamato, alla ricerca di soluzioni agli errori commessi in passato.
Inizia così, nell’immobile staticità di quell’incontro, un viaggio che va al di là dei nove metri quadrati della stanza e al tempo stesso srotola e riannoda il tempo, portando a ricostruire pezzo dopo pezzo i momenti più significativi di una vicenda piena di ombre.
Ventiquattro ore è il tempo che lo sconosciuto interlocutore, prima di dileguarsi, offre a Michele per decidere se accettare una proposta che però ha un prezzo molto alto.
“L’innocente evasione” è il romanzo di esordio di Alberto Pighini: una storia che è prima di tutto un viaggio nella coscienza di un uomo che si trova a fare i conti col proprio inconfessabile passato, diviso tra la possibilità di liberarsi una volta per tutte del proprio senso di colpa e il rischio, come contropartita, di perdere quanto di più caro ha al mondo.
Il lettore, accompagnato dalla voce narrante alla scoperta di un’esperienza solo apparentemente normale – i voli col parapendio tra gli splendidi scenari della Pietra di Bismantova, la vita di paese, le serate con gli amici, il primo amore – diventa partecipe della scelta di Michele Piazza, percependo la stessa fragilità alla quale l’esistenza umana sembra condannata.
Ma nel finale ogni certezza viene sovvertita, a tal punto che la vicenda di Michele Piazza non potrà che essere vista con occhi diversi.