{"id":917,"date":"2016-08-02T01:30:00","date_gmt":"2016-08-01T23:30:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.edizioniterramarique.com\/?p=917"},"modified":"2016-08-02T09:32:41","modified_gmt":"2016-08-02T07:32:41","slug":"917-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.edizioniterramarique.com\/en\/917-2\/","title":{"rendered":"I RACCONTI DEL CORSO DI SCRITTURA CREATIVA 2016"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>UN RICORDO DEL FUTURO<br \/>\n<\/strong><strong>di Mirco Bertolini<\/strong><\/p>\n<p>Elena azion\u00f2 ancora una volta il tergicristalli mormorando maledizioni, non sapeva se fosse peggio la coltre di nebbia che si depositava sul parabrezza o la scia marrone che vi rimaneva sopra una volta pulito. Era ora di cambiare le spazzole, pens\u00f2, anzi, sarebbe stato meglio comprare una macchina nuova. La sua vecchia Fiat Punto rifiutava di accendersi una volta su due nelle fredde mattinate d\u2019autunno, e quando lo faceva pareva si dovesse incendiare il motore. Erano molte le cose che avrebbe voluto cambiare nella sua vita, riflett\u00e9 amaramente.<br \/>\nLa strada, prima dell\u2019alba, era un nastro che si snodava davanti a lei, solo un po\u2019 pi\u00f9 grigio delle pareti di nebbia che lo circondavano sui lati. Sopra la macchina i rami degli abeti si protendevano fuori dalla coltre di foschia, come gli artigli di mostri pietrificati.<br \/>\nElena era nervosa, sentiva lo stomaco stretto come da un laccio e le bruciavano gli occhi. Ad un tratto cap\u00ec che le bruciavano perch\u00e9 stava piangendo. Nonostante la decisione che l\u2019aveva portata a percorrere la tangenziale alle sei di quel mattino fosse stata a lungo ponderata, ci\u00f2 non la rendeva meno gravosa. Era una cosa grossa \u201csopprimere una vita innocente\u201d, come le aveva detto la madre al telefono, prima che lei glielo sbattesse in faccia.<br \/>\nElena si era ritrovata a detestarla in quel momento, la madre la chiamava di rado e una volta nella vita che lei aveva solo bisogno di un\u2019assoluzione materna, non era stata in grado di darle neppure quella. Ma Elena non riusciva pi\u00f9 a essere comprensiva, non a ventisei anni, senza un lavoro e con in pancia il figlio di un uomo che le aveva voltato le spalle senza rimorsi. Dopo mesi di angoscia e di sonniferi era giunta ad accettare l\u2019aborto come l\u2019unica sua scelta possibile, o almeno era quello che si ripeteva ogni istante.<br \/>\nInizi\u00f2 a piovere sempre pi\u00f9 forte, i vetri iniziarono ad appannarsi.<br \/>\n\u201cMerda!\u201d, ringhi\u00f2 dando uno schiaffo al volante e si protese sul sedile a fianco per prendere un fazzoletto di carta.<br \/>\nUna sagoma sbuc\u00f2 all\u2019improvviso dalla nebbia, Elena fece appena in tempo a pestare il freno e a sterzare. La macchina perse aderenza e fece un giro su se stessa prima di fermarsi al centro della carreggiata, ondeggiando. Elena si fece forza e scese scossa dai tremiti, tenendosi aggrappata alla portiera per non cadere.<br \/>\nPochi metri pi\u00f9 indietro un ragazzo la fissava dal ciglio della strada: aveva ancora il braccio teso con il pollice alzato e la fissava come se non avesse mai visto un\u2019altra donna prima di allora. Indossava un lungo cappotto nero ed era completamente fradicio, si avvicin\u00f2 esitante alla macchina.<br \/>\n\u201cVa tutto bene?\u201d, le chiese. Elena cerc\u00f2 di parlare ma le tremava la voce. Il ragazzo venne pi\u00f9 vicino. \u201c\u00c9 tutto a posto, signora?\u201d.<br \/>\nElena si riscosse arrossendo, l\u2019autostoppista era forse pi\u00f9 giovane di lei ma non le pareva il caso che la chiamasse \u201csignora\u201d.<br \/>\n\u201cMa sei pazzo e metterti l\u00ec?\u201d, grid\u00f2 ritrovando le forze.<br \/>\nLui le restitu\u00ec lo sguardo, poi si gir\u00f2 a guardare il punto dove si trovava poco prima, oltre quel punto c\u2019era solo uno strapiombo.<br \/>\n\u201cE dove avrei dovuto mettermi?\u201d.<br \/>\nElena lo fiss\u00f2 con le fronte corrucciata, non sapendo come ribattere. \u201cDove devi andare?\u201d, gli chiese invece.<br \/>\n\u201cDove va lei per me va bene\u201d.<br \/>\nLei lo squadr\u00f2. Era un giovane sui vent\u2019anni, piuttosto alto. Sotto l\u2019impermeabile si intravedevano petto e spalle massicci. I capelli castani corti erano incollati alla testa a causa della pioggia. Portava solo una maglietta bianca e un paio di jeans logori. Elena sospir\u00f2, non se la sentiva di lasciarlo l\u00ec dopo averlo quasi investito.<br \/>\n\u201cSali\u201d, si limit\u00f2 a mormorare.<br \/>\nIl motore non si era spento e la Punto si rimise in strada senza problemi, nonostante qualche scricchiolio. Elena torn\u00f2 a concentrarsi sulla guida, il ragazzo si limit\u00f2 a stare in silenzio. Il ronzio del motore e il battere della pioggia sui vetri erano gli unici rumori.<br \/>\nDopo poco Elena si accorse che lui la fissava. Non si limitava a guardarla con la coda dell\u2019occhio, la studiava meravigliato e assorto, come uno scienziato che fissa uno strano animale appena scoperto. Elena cerc\u00f2 di fare finta di nulla per qualche chilometro, ma poi l\u2019imbarazzo ebbe la meglio sulla timidezza:<br \/>\n\u201cTua madre non ti ha insegnato che \u00e8 maleducazione fissare la gente?\u201d.<br \/>\nLui abbass\u00f2 gli occhi: \u201cIn effetti s\u00ec, me l\u2019ha insegnato\u2026\u201d.<br \/>\n\u201cE allora perch\u00e9 lo fai?\u201d.<br \/>\n\u201cPerch\u00e9 mi sembra che lei non si senta bene\u201d.<br \/>\n\u201cSto benissimo\u201d.<br \/>\n\u201cNon credo proprio\u2026\u201d.<br \/>\n\u201cE tu che ne sai di come sto?\u201d.<br \/>\n\u201cLo so. So un sacco di cose\u201d, aggiunse lui con un sorriso divertito.<br \/>\nSolo in quel momento lei not\u00f2 che era un ragazzo attraente, aveva lineamenti delicati e occhi profondi. Elena vide che aveva le iridi di colori diversi, una verde e una azzurra.<br \/>\n\u201cE cosa sai?\u201d.<br \/>\n\u201cMagari non si sente bene perch\u00e9 sta andando a fare qualcosa che la fa stare male\u201d.<br \/>\nOra il ragazzo era di nuovo serio e la fissava, lei sent\u00ec l\u2019inquietudine montare dentro di s\u00e9.<br \/>\n\u201cNon parlare di cose che non conosci\u201d, lo ammon\u00ec.<br \/>\n\u201cMagari se questa cosa la fa stare male, non dovrebbe farla\u201d.<br \/>\n\u201cSmettila, non impicciarti degli affari miei\u201d.<br \/>\n\u201cLo dico per lei, mi sembra davvero disperata\u201d.<br \/>\n\u201cTi ho detto di piantarla!\u201d.<br \/>\n\u201cA volte sembra che non ci sia soluzione, che non ci sia scelta\u2026 ma abbiamo sempre una scelta\u201d.<br \/>\nAll\u2019improvviso l\u2019inquietudine si trasform\u00f2 in rabbia. Elena strinse convulsamente il volante e nel giro di pochi minuti si ritrov\u00f2 di nuovo a inchiodare in mezzo alla strada.<br \/>\n\u201cHo fatto un errore a farti salire. Scendi!\u201d.<br \/>\nIl ragazzo la guard\u00f2 con gli occhi sgranati.<br \/>\n\u201cMa io\u2026 non posso\u2026 lei non pu\u00f2\u2026\u201d.<br \/>\nLa rabbia e il dolore compressi dentro di lei esplosero: \u201cFuori!\u201d, strill\u00f2 con violenza.<br \/>\nIl ragazzo si limit\u00f2 a fissarla per qualche secondo, poi senza una parola apr\u00ec la portiera e usc\u00ec sotto la pioggia. Elena si tocc\u00f2 il volto e si rese conto di aver ricominciato a piangere. Rabbiosamente ingran\u00f2 la marcia e ripart\u00ec. Guid\u00f2 finch\u00e9 il ragazzo non fu una macchia scura nello specchietto retrovisore.<br \/>\nMentre guidava, Elena sent\u00ec il respiro farsi affannoso, aveva i nervi a fior di pelle. L\u2019ultima cosa che le serviva in quel momento era un ragazzo arrogante che le facesse la morale. Cominci\u00f2 a singhiozzare convulsamente e cerc\u00f2 a tentoni il telefono cellulare nel portaoggetti tra i sedili, aveva bisogno di parlare con qualcuno, perfino sua madre sarebbe andata bene. Ma il telefono non c\u2019era. Guard\u00f2 sul sedile, sul tappetino, nelle sue tasche. Il cellulare era sparito e in un attimo cap\u00ec.<br \/>\n\u201cQuello stronzetto\u2026\u201d, mormor\u00f2.<br \/>\nIl ragazzo doveva averglielo rubato approfittando della sua distrazione. Fu tentata di tornare indietro e affrontarlo. Ma poi si disse che non era il caso di affrontare un ladro da sola, su una sperduta strada di montagna.<br \/>\nSubito dopo una curva, apparve alla sua destra una macchia di luce gialla, che in un paio di secondi divenne l\u2019insegna di una stazione di servizio. Elena sospir\u00f2 sollevata, sapeva che all\u2019interno avrebbe trovato un telefono per chiamare la polizia. Cos\u00ec devi\u00f2 dalla carreggiata ed entr\u00f2 nel parcheggio: la sua auto era l\u2019unica presente.<br \/>\nScese infilandosi la giacca, non si vedeva nessuno, ma dentro l\u2019edificio le luci erano accese. Si diresse a passo spedito verso l\u2019ingresso e ci era quasi arrivata quando la porta sbatt\u00e9 sui cardini e un uomo ne usc\u00ec trafelato.<br \/>\nElena inizi\u00f2 a prendere atto della situazione quando vide che l\u2019uomo stringeva una manciata di banconote e un coltello a serramanico nelle mani insanguinate. Ebbe solo un attimo di esitazione, poi i suoi nervi furono pi\u00f9 veloci della sua mente, e si lanci\u00f2 in una corsa disperata per salvarsi la vita.<br \/>\nRiusc\u00ec a fare una decina di passi prima di sentirsi afferrare i capelli e venire sbattuta sul cemento. Il fiato le usc\u00ec in un rantolo per la forza dell\u2019impatto e la vista le si fece doppia. In un attimo il rapinatore le fu sopra, si guard\u00f2 intorno per verificare se ci fosse qualcun altro nei paraggi. Non vedendo nessuno torn\u00f2 a concentrarsi su di lei con un sorriso sbilenco e si chin\u00f2.<br \/>\nElena tent\u00f2 di spingerlo via, ma l\u2019uomo la colp\u00ec con uno schiaffo, tutto inizi\u00f2 a vorticare intorno a lei e sent\u00ec il vomito premerle contro la gola.<br \/>\nLe pareva tutto un terribile incubo, quella giornata assurda in cui si era alzata gi\u00e0 colma di dolore stava per finire prima del previsto e nel peggiore dei modi.<br \/>\nL\u2019uomo lasci\u00f2 cadere il coltello e le apr\u00ec la cerniera della felpa, con l\u2019altra mano le afferr\u00f2 la gola stringendo sempre pi\u00f9 forte. Forse era giusto cos\u00ec, pens\u00f2 Elena abbandonandosi all\u2019oblio, era la giusta punizione per aver voluto spegnere la vita che portava dentro di s\u00e9. Stava perdendo i sensi quando realizz\u00f2 che almeno non sarebbe pi\u00f9 stata costretta a prendere decisioni.<br \/>\nUna forma scura si avvent\u00f2 contro il rapinatore con un ruggito e improvvisamente Elena riusc\u00ec di nuovo a respirare. Ci mise un paio di secondi per mettere a fuoco la vista, appena in tempo per vedere il ragazzo, l\u2019autostoppista che aveva fatto scendere poco prima, colpire il rapinatore con un pugno in pieno viso. Quest\u2019ultimo rispose con un ringhio e i due rotolarono sul cemento, avvinghiati nella lotta.<br \/>\nIl giovane era pi\u00f9 forte ed era chiaro che non era la prima volta che si batteva, il rapinatore era pi\u00f9 pesante per\u00f2 e lo teneva schiacciato a terra col proprio peso. Il giovane piazz\u00f2 una ginocchiata al mento dell\u2019antagonista, che risuon\u00f2 con uno schiocco nel silenzio, la testa del rapinatore scatt\u00f2 all\u2019indietro e sput\u00f2 un fiotto di sangue scuro. Ma non si arrese.<br \/>\nIl criminale barcollando allung\u00f2 una mano dietro di s\u00e9 per raggiungere il coltello e garantirsi un letale vantaggio. Ma non trov\u00f2 niente. Tastava il terreno, senza distogliere lo sguardo dal ragazzo che si protendeva minaccioso verso di lui.<br \/>\nIl criminale avvert\u00ec solo una fitta terribile quando Elena con un ruggito gli conficc\u00f2 la lama in una coscia con tutta la sua forza. Con un manrovescio l\u2019uomo la rimand\u00f2 distesa. Ma la distrazione gli fu fatale, il giovane lo aggred\u00ec da dietro serrandogli il collo e la testa in una morsa. Il volto del ragazzo era una maschera di ferocia primitiva, quando afferr\u00f2 la testa e il mento dell\u2019uomo con le mani, esegu\u00ec una torsione violenta e le vertebre cervicali dell\u2019uomo si spezzarono con uno schiocco. Annasp\u00f2 nell\u2019aria per qualche secondo scosso dai tremiti e poi croll\u00f2 a terra come una marionetta a cui sono stati tagliati i fili.<br \/>\nElena cerc\u00f2 di alzarsi, ma fu travolta dalla nausea, si tocc\u00f2 il retro del capo e vide le mani sporche di sangue, in un secondo il ragazzo fu accanto a lei.<br \/>\n\u201cOddio sono ferita\u2026 deve essere grave\u2026\u201d, riusc\u00ec a mormorare lei.<br \/>\n\u201cNo, tranquilla, te la caverai \u2026\u201d, le disse lui accarezzandole la fronte con dolcezza.<br \/>\nElena si sent\u00ec pervadere da una sensazione di calma. Il ragazzo odorava di buono, di un odore che le era familiare.<br \/>\n\u201cMa tu chi sei?\u201d, gli chiese.<br \/>\n\u201cGabriel\u2026 mi chiamo Gabriel. Ora riposa per\u00f2, non ti muovere\u201d.<br \/>\n\u201cMorir\u00f2 Gabriel?\u201d.<br \/>\n\u201cNo mamma, non morirai. Ora non parlare, con te ci sono io. Ci sar\u00f2 sempre.<br \/>\nPrima di svenire, Elena fiss\u00f2 il ragazzo in quegli strani occhi bicolori e si domand\u00f2 se avesse sentito bene l\u2019ultima frase.<br \/>\nMeno di un\u2019ora dopo riprese conoscenza nel retro di un\u2019ambulanza con un infermiere che la medicava. Un funzionario di polizia le fece alcune domande e le fece i complimenti per aver saputo sopraffare e abbattere un criminale che pesava il doppio di lei. Era un caso emblematico di legittima difesa le disse. Considerato che l\u2019uomo aveva assassinato gli anziani gestori della stazione di servizio, nessuno le avrebbe fatto problemi.<br \/>\nQuando lei gli parl\u00f2 del ragazzo che l\u2019aveva salvata, il poliziotto la fiss\u00f2 dubbioso: di una terza persona coinvolta nello scontro non si erano trovate tracce, nemmeno le telecamere di sorveglianza avevano ripreso nulla. Come se non fosse mai esistito.<\/p>\n<p>Era il 14 luglio del 2022 quando Elena si sedette felice sul muretto che circondava il parco giochi, fiss\u00f2 il cielo azzurro senza nuvole e il sole le accarezz\u00f2 il viso.<br \/>\n\u201cGabriel\u201d, chiam\u00f2 all\u2019improvviso. \u201cScendi, dobbiamo andare\u201d.<br \/>\nUn bambino esile con i capelli castani tutti arruffati scese dalla giostra olografica, aveva il viso corrucciato.<br \/>\n\u201cFaccio un ultimo giro mamma!\u201d, strill\u00f2.<br \/>\n\u201cVa bene\u201d, rispose lei. \u201cMa solo uno!\u201d.<br \/>\nIl bambino annu\u00ec mentre un gran sorriso gli arrivava fino agli occhi, uno azzurro come il ghiaccio e l\u2019altro verde come il profondo della foresta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>NEL CUORE DI QUALCUNO<br \/>\n<\/strong><strong>di Stefano Cavazzuti<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNon c\u2019\u00e8 sentimento quando c\u2019\u00e8 dolore\u201d. Cos\u00ec canta Leslie West in un famoso blues e in quel momento della mia vita non potevo che essere d\u2019accordo con lui.<br \/>\nStavo guidando da molte ore, ma non mi sentivo stanco, anzi mi sentivo vivo come non mi accadeva ormai da tempo.<br \/>\nAlla radio passavano \u201cBeautiful day\u201d degli U2, ma non era il mio caso. Per me quello era un giorno da incubo. Ero riuscito a perdere una donna che aveva provato in tutti i modi a farsi amare da me. Ci avevo messo un po\u2019, poi avevo capito che l\u2019amavo anch\u2019io, ma per lei il mio tempo era scaduto e aveva chiuso la nostra storia.<br \/>\nFuori tempo massimo.<br \/>\nPurtroppo mi era capitato spesso. Ora il dolore era molto forte e falsava ogni altro sentimento possibile. Per questo avevo deciso di darmi una scossa, per cercare di fare chiarezza nella mia vita.<br \/>\nIl mio istinto mi aveva suggerito di partire da solo, in auto, nel cuore della notte. Dovevo scacciare quella sensazione di vuoto che sentivo dentro. Sapevo solo che dovevo essere lontano da lei, da casa, prima che si facesse giorno, altrimenti quel viaggio avrebbe perso ogni significato o io avrei perso la mia determinazione.<br \/>\nMa non stavo scappando, stavo cercando.<br \/>\nIntanto la radio trasmetteva \u201cMy last hello\u201d di Steve Cave, la peggiore colonna sonora per cercare di non pensare a lei. Fu in quel momento che lo vidi. Si stagliava a lato di quel nastro d\u2019asfalto che pareva fondersi con il cielo ancora scuro. L\u2019insegna diceva \u201cBar da Carlo\u201d. Sembrava ancora aperto.<br \/>\nFreccia a destra e dentro al parcheggio, deserto a quell\u2019ora.<br \/>\nEntrai e mi trovai di fronte un uomo anziano, di sicuro Carlo, che dietro al bancone mi squadr\u00f2 con un misto di curiosit\u00e0 e divertimento. Sembrava abituato a persone che si fermavano l\u00ec nel cuore della notte.<br \/>\nStava ascoltando musica jazz, la tromba di Miles Davis faceva magie accompagnata dal sax di John Coltrane: \u201cKind of blue\u201d, un capolavoro.<br \/>\n\u201cCiao ragazzo, dalla tua faccia direi che ti serve un bel whiskey\u201d.<br \/>\nAveva un tono di voce basso, in qualche modo cordiale ma con una punta di sarcasmo. Stava mescolando un mazzo di carte da poker con l\u2019abilit\u00e0 degna di un prestigiatore. Accanto aveva un bicchiere vuoto e una bottiglia di Jack Daniel\u2019s mezza piena. Non distolse lo sguardo in attesa di una mia risposta.<br \/>\n\u201cGi\u00e0, penso proprio che un po\u2019 di alcol mi aiuterebbe\u201d.<br \/>\nMi appoggiai al bancone e l\u2019uomo sorrise. Il sorriso di chi ha gi\u00e0 capito che carta giocare se vuole fare sua la mano.<br \/>\n\u201cAffari o turismo\u201d, mi chiese mentre mi versava il Jack Daniel\u2019s dalla bottiglia.<br \/>\n\u201cUna donna\u201d, dissi guardandolo negli occhi. Sostenne il mio sguardo, pieg\u00f2 la testa di lato e sembr\u00f2 soppesare le mie parole.<br \/>\n\u201cProblemi di cuore?\u201d.<br \/>\nIl suo sorriso non si spense. Non avevo voglia di scendere in particolari e rimasi in silenzio, ma Carlo aveva gi\u00e0 intuito la mia sofferenza.<br \/>\n\u201cLe donne, ragazzo, sanno creare magie speciali, generare vite e soprattutto essere quelle che vogliono senza la minima paura di ci\u00f2 che pu\u00f2 essere nel bene e nel male. Chiss\u00e0, magari anche gli uomini dovrebbero imparare\u201d. Aveva parlato tutto d\u2019un fiato, con un tono solenne ma complice.<br \/>\nIntanto il brano alla radio, \u201cTrying not to love you\u201d dei Nickelback, sembrava capitato al momento giusto.<br \/>\nProvare a non amarti. Facile a dirsi. Ma io non avevo mai capito molto di donne e adesso ancora meno.<br \/>\n\u201cE molte sono anche, senza saperlo, portatrici sane di libidine, continu\u00f2 ridendo.<br \/>\nQuesto suo sentenziare a sproposito iniziava a irritarmi un po\u2019, tanto pi\u00f9 che non mi dava proprio l\u2019impressione di poter essere stato un <em>tombeur de femmes<\/em>.<br \/>\n\u201cMa a te \u00e8 mai capitato di soffrire per amore?\u201d, azzardai ormai deciso a lasciarmi andare e accettare il confronto con lui.<br \/>\n\u201cLa sofferenza \u00e8 causata dall\u2019intelligenza, ragazzo, e pi\u00f9 capisci certe cose e pi\u00f9 vorresti non capirle per nulla al mondo\u201d.<br \/>\n\u201cNon mi hai risposto\u201d, lo incalzai.<br \/>\n\u201cPenso di avere amato solo una donna e ci ho fatto anche un figlio, ma non ho saputo o voluto rinunciare ai miei vizi e cos\u00ec l\u2019ho persa\u201d, disse senza pi\u00f9 l\u2019ombra di un sorriso.<br \/>\n\u201cAvrei potuto accontentarmi, ma temo che cos\u00ec sarei solo riuscito a essere pi\u00f9 infelice\u201d.<br \/>\nAvrei potuto accontentarmi, aveva detto proprio cos\u00ec. In quel momento della mia vita quella frase mi suon\u00f2 come un\u2019autentica sfida.<br \/>\nIo che se avessi avuto la macchina del tempo non avrei avuto dubbi sul come sfruttarla, tornando indietro di qualche mese e dicendo subito a lei ci\u00f2 che provavo. Invece quel vecchio mi diceva che avere amato e avere avuto un figlio, lui lo considerava un accontentarsi.<br \/>\n\u201cMa tu ti rendi conti di cosa vuol dire poter condividere la tua vita con qualcuna che ami, che ti ama e fare un figlio con lei?\u201d.<br \/>\nMi faceva incazzare quella sua filosofia da quattro soldi.<br \/>\n\u201cA me sembra invece che ti sia mancato il coraggio di vivere\u201d.<br \/>\n\u201cNon \u00e8 questione di coraggio\u201d. Il suo tono era diventato pi\u00f9 aggressivo. \u201cCi sono persone che non sono fatte per sposarsi e allevare figli e comunque tu non dovresti parlare di faccende che non ti riguardano\u201d.<br \/>\n\u201cForse non mi riguardano, ma a me tu dai l\u2019impressione di non aver voluto tentare per paura. Magari il coraggio l\u2019hai annegato in quella cazzo di bottiglia di whiskey\u201d.<br \/>\nCarlo strinse gli occhi e divent\u00f2 paonazzo. Forse era da molto che qualcuno mostrava di non apprezzare i suoi discorsi da \u201cvero\u201d uomo.<br \/>\n\u201cMa tu chi sei e come ti permetti di giudicare la mia vita e soprattutto le mie scelte?\u201d, mi url\u00f2 in faccia, stringendomi il pugno davanti e guardandomi dritto negli occhi.<br \/>\nAlcune gocce di saliva mi colpirono il viso. Sarebbe bastato un istante per iniziare prenderci a pugni.<br \/>\nMi tremavano le mani, ma mi trattenni. Non ero l\u00ec per fare una rissa. Non in quel momento e non con lui. Ci fronteggiammo in silenzio per un istante poi lo vidi trasalire. Mi guard\u00f2 negli occhi e un\u2019ombra, forse un ricordo, pass\u00f2 nella sua mente.<br \/>\n\u201cI tuoi occhi mi ricordano qualcuno e anche la tua grinta. Ma tu quanti anni hai?\u201d.<br \/>\n\u201cCinquantasei. Sono nato il 14 novembre del 1959\u201d.<br \/>\nCarlo impallid\u00ec e lo vidi deglutire mentre si riempiva il bicchiere. Bevve alla goccia.<br \/>\nAdesso vedevo davanti a me solo un vecchio, provato dalla vita, di sicuro consapevole della sua solitudine e di avere perso qualcosa di importante per sempre.<br \/>\nMi alzai dal bancone e Carlo si avvicin\u00f2. Quando parl\u00f2 non vi era pi\u00f9 nessuna traccia di odio.<br \/>\n\u201cRicordati che ogni cosa va per la sua strada e anche se uno tenta di fare del suo meglio, certe volte \u00e8 probabile che qualcuno si faccia male\u201d.<br \/>\nNon volle i soldi per il whiskey. Ci stringemmo la mano e lui mantenendo la stretta per qualche istante mi guard\u00f2 negli occhi e disse: \u201cHo fatto molti sbagli, troppi. Per me \u00e8 tardi, ma forse una cosa buona l\u2019ho fatta e spero di essere rimasto nel cuore di qualcuno\u201d.<br \/>\nMentre aprivo la porta per uscire, mi girai e ricambiando il suo sguardo riuscii solo a dire: \u201cGrazie pap\u00e0\u201d.<br \/>\nIl sole stava per sorgere e io dovevo riprendere il viaggio, in senso opposto per\u00f2. Tornavo a casa. Alla radio Steve Cave stava cantando \u201cStep away\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>LA GUERRA DI UN BAMBINO<br \/>\n<\/strong><strong>di Ivan Frascari<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>1944<\/p>\n<p>Era il pomeriggio di una calda giornata di giugno.\u00a0 Avevo dieci anni, un fratello e una sorella e una gran voglia di andare a pescare. La guerra, a parte quella di pap\u00e0 che per fortuna era finita l\u2019anno prima, rimaneva un\u2019eco lontana. Nessuno ci pensava, nessuno ne parlava e l\u2019unica vera preoccupazione era quella di sopravvivere nel migliore dei modi, magari con qualche pagnotta di pane bianco, una vera rarit\u00e0, il cui profumo a fine cottura poteva riportare in vita i morti.<br \/>\nQuel giorno accompagnai pap\u00e0 a fare erba per i conigli. Improvvisamente udimmo degli spari e ci fermammo a guardare per cercare di capire cosa stesse accadendo. Dall\u2019altra parte del fiume, dai prati sotto il Pigneto, alcuni uomini armati scendevano correndo e sparando in direzione del Pescale.<br \/>\nNon riuscivamo a vedere a cosa stavano sparando, ma tutto lasciava intuire che fosse un\u2019imboscata dei partigiani ai tedeschi o ai fascisti.<br \/>\nVedemmo un soldato tedesco sbucare sul prato sommitale del Catellaccio (oggi Rupe del Pescale). Attravers\u00f2 di corsa il prato e cadendo tra pietre, salti di roccia e cespugli piomb\u00f2 nell\u2019acqua dentro il gorgo scuro. Pensai che quel povero soldato sarebbe stato inghiottito da quelle acque scure e profonde.\u00a0 A noi bimbi non facevano altro che raccomandarsi di non avvicinarci a quelle acque. Ci raccontavano che il gorgo era senza fondo e che i suoi terribili mulinelli risucchiavano chiunque, senza speranza. Come sempre erano raccomandazioni bonarie che spesso venivano rafforzate a suon di scoppole.<br \/>\nIl soldato, con nostra grande meraviglia, riemerse a valle della buca e attraversato incolume il fiume riprese a correre. Non fece molta strada. Tre individui che non riuscimmo a identificare si fecero avanti, lo circondarono e lo trascinarono via.<br \/>\nNel frattempo la battaglia era terminata, la valle era ripiombata nel silenzio e gli uomini armati erano scomparsi.<br \/>\nScendemmo a casa rapidamente. Pap\u00e0 era silenzioso, del resto lo era sempre con tutti. Era buono, calmo, ma non amava parlare, se non con gli animali. Parlava con le vacche, le galline, i conigli e con gli animali del bosco. La cosa che mi stupiva di pi\u00f9 era l\u2019attenzione con cui lo ascoltavano, cercando di non perdere una sola parola.<br \/>\nQuando arrivammo a casa notai che, ad eccezione dello zio Ettore, erano tutti nel cortile che, con aria preoccupata, discutevano dell\u2019accaduto. La mamma vedendoci arrivare ci venne incontro e scambi\u00f2 un\u2019occhiata scura con pap\u00e0, dicendo: \u201cHai visto?\u201d<br \/>\nPap\u00e0 annu\u00ec, poi si diresse alla stalla senza profferire parola.<br \/>\nMamma pens\u00f2 bene di rianimare la situazione a modo suo e, sbrigativa come al solito, cominci\u00f2 a sbraitare ordini perentori nei confronti di noi bambini. Ci sped\u00ec a lavarci nella pozza rinforzando l\u2019invito con la dose quotidiana di scappellotti. Poi entr\u00f2 in casa per preparare la cena.<br \/>\nA differenza di pap\u00e0, la mamma era una donnetta piccola, svelta e sempre in attivit\u00e0. Era di poche parole e piena di risorse. Faceva di tutto e quello che non sapeva cercava di impararlo.<br \/>\nPi\u00f9 tardi a tavola, ascoltammo lo zio Ettore, che nel frattempo era tornato. Scoprimmo che era andato ad accertarsi di persona dell\u2019accaduto. Pap\u00e0 lo guard\u00f2 con fare interrogativo.<br \/>\nEttore fin\u00ec di rollarsi la sigaretta, poi disse: \u201cIl tedesco lo hanno preso Enzo e gli altri, \u00e8 un ragazzo giovane, italiano\u201d.<br \/>\n\u201cItaliano?\u201d, chiese la mamma<br \/>\n\u201cItaliano, credo dell\u2019Alto Adige, parla italiano, lo hanno disarmato e questa sera lo portano su al comando partigiano di Cerredolo\u201d.<br \/>\n\u201cMa ti hanno detto a chi hanno sparato?\u201d, chiese pap\u00e0.<br \/>\n\u201cSembra che ci fosse una camionetta con quattro o cinque soldati\u201d, si interruppe un istante per prendere un tizzone dal focolare, accese la sigaretta e continu\u00f2: \u201cSembra che l\u2019unico a salvarsi sia quello l\u00e0 che hanno preso\u201d aspir\u00f2 una lunga boccata di fumo \u201cma non so, non si sa molto di pi\u00f9\u201d.<br \/>\nPap\u00e0 rimase per un attimo a fissare nel vuoto, poi con tono pacato disse: \u201cNon porta niente di buono\u201d.<br \/>\nCominciammo a mangiare.<br \/>\nLa mamma aveva un\u2019aria preoccupata e di tanto in tanto fissava pap\u00e0. Lui affettava il pane poi il formaggio, quindi senza prestare attenzione agli altri mangiava. La zia ci disse che molto probabilmente quel ragazzo lo avrebbero ucciso.<br \/>\nLo zio Ettore si gir\u00f2 verso noi bambini minacciandoci come faceva di solitamente dopo la prima bottiglia. Lui e pap\u00e0 erano fratelli e condividevano il carattere silenzioso, la passione per le bestie e la bont\u00e0. Per contro era piccolo e di corporatura pi\u00f9 robusta e nervoso, era diretto e schietto. Il vino per lui era pi\u00f9 che una passione, un amore vissuto fino all\u2019ultima goccia.<br \/>\nDopo cena, smamma prendeva dalla vetrinetta una bottiglietta misteriosa, imbeveva una pezzuola di cotone bianco del liquido che conteneva con cui si frizionava le mani.<br \/>\nPer noi bimbi era certo che la bottiglia contenesse una pozione magica e osservavamo quell\u2019operazione in religioso silenzio.<br \/>\nLa mamma soffriva di ulcerazioni alle mani causate dalla <em>lisciva<\/em> di cenere, utilizzata per fare il bucato.<br \/>\nSu consiglio di un\u2019amica era andata dall\u2019erbolaio di Baiso, un vecchietto misterioso (lo stregone) che viveva circondato da mazzetti di erbe, oli, balsami e unguenti magici, nel castello di Baiso. Preparava pozioni miracolose in grado di curare da ogni malanno. Le aveva preso le mani, controllate, \u201csegnate\u201d e frizionate con la pozione misteriosa.<br \/>\nLa visita era costata una pagnotta di pane bianco e mamma spesso ci ricordava la gioia con cui l\u2019uomo l\u2019aveva presa, abbracciandola e annusandone soddisfatto il profumo, ringraziando commosso.<br \/>\nFinita l\u2019operazione delle mani mamma, si gir\u00f2 seria verso di noi e accompagnando la voce con un cenno della mano disse\u201d A letto\u201d, e conoscendola, tanto ci bast\u00f2 per prendere la direzione del letto.<br \/>\nLa mattina dopo, pap\u00e0, mamma e gli zii andarono in Campo Grande a mietere il grano.<br \/>\nDimenticavo, la nostra casa, denominata \u201cCasa Romani\u201d, era posta in alto sotto il versante boscoso del Monte dell\u2019Appendice, al termine della strada che saliva dalla Cavriana. Da l\u00ec si dominava l\u2019ampia conca chiusa a nord dalla costa del Monte della Croce. In basso la stretta del Pescale, che con le sue alte rupi rocciose racchiudeva il Secchia. Il fiume era un alternarsi di correnti rapide e spumeggianti, lame e piane dove l\u2019acqua rallentava quasi a fermarsi. L\u00e0 in mezzo, il Gorgo Scuro.<br \/>\nCampo Grande era adagiato a mezza costa sulla dorsale che degradava dal monte dell\u2019Appendice fino al Secchia. Nascosto tra i boschi di Roverelle e Carpini era un luogo sospeso nel tempo, protetto dal mondo circostante.<br \/>\nLa mietitura veniva fatta a mano con il falcetto, falciando le spighe a mazzetti. La parte inferiore delle piante non veniva toccata creando un tappeto ispido in grado di favorire una successiva ricrescita di erba da fieno. Questa pratica era resa necessaria dalla povert\u00e0 e aridit\u00e0 dei campi di collina e permetteva di usufruire di un ulteriore sfalcio di erba, bene prezioso per alimentare il bestiame nei lunghi mesi invernali.<br \/>\nQuella mattina arrivarono i partigiani, scesi a valle sul richiamo della battaglia del giorno prima.<br \/>\nErano uomini giovani con fare un po\u2019 sbruffone e un po\u2019 marziale, vestiti in modo folcloristico, alcuni con un grande fazzoletto rosso al collo. Armati di fucili, pistole e bombe a mano.<br \/>\nErano gentili con noi bambini mentre discutevano animatamente con i grandi. Parlavano di occupazione, di ingiustizia, di comunismo e democrazia. Ci raccontavano di un\u2019altra Italia, che doveva venire, tutte parole che per noi bambini erano difficili da capire.<br \/>\nMamma invece capiva molto bene, capiva soprattutto la continua richiesta di cibo che voleva dire pi\u00f9 fame per noi. Si arrabbiava, ma poi diceva che erano ragazzi, che anche loro avevano una mamma e lei da mamma non poteva non aiutarli. Diceva che erano ragazzi che avevano scelto la strada pi\u00f9 difficile. Ne avevamo visti passare parecchi di quei ragazzi, soprattutto di notte. Fuggivano dalle citt\u00e0 verso la montagna e noi li aiutavamo per quello che ci era possibile senza per\u00f2 ben comprendere e capire dove erano diretti e a fare cosa.<br \/>\nI partigiani si erano fermati tutta la giornata, piazzando una mitragliatrice nel cortile puntata verso la strada sottostante, dove avevano lasciato un posto di blocco.<br \/>\nPap\u00e0 e lo zio non erano per nulla contenti della situazione. Si lamentavano perch\u00e9 sparavano \u201call\u2019aria\u201d in continuazione e perch\u00e9 non facevano nulla per mascherare la loro presenza. Sapevano che questa imprudenza avrebbe avuto delle pessime conseguenze.<br \/>\nCome erano arrivati cos\u00ec se ne andarono, riprendendo la via della montagna al calar della sera.<br \/>\nLa mattina successiva, di buon ora, pap\u00e0, mamma e gli zii tornarono in Campo Grande per terminare il lavoro di mietitura per poi proseguire in un altro prato di nostra propriet\u00e0 dietro la costa del monte della Croce.<br \/>\nNoi bimbi a casa eravamo completamente assorbiti dalle nostre occupazioni ludiche.<br \/>\nIo ero impegnato nella realizzazione di piccoli mattoncini d\u2019argilla, e mai avrei mai immaginato che quella sarebbe diventata la mia professione futura. Lavoravo con molta perizia cercando di fare le cose per bene, da grande. L\u2019unica cosa che riusciva di tanto in tanto a distogliermi dalla mia occupazione era il Secchia. Guardavo le acque scorrere veloci poi ad occhi chiusi ne sognavo i grandi pesci che vi nuotavano tranquilli e che avrei volute catturare. Vicino a me c\u2019era la cagnetta di famiglia, la Virgola, che non mi perdeva un istante di vista.<br \/>\nIn un angolo del cortile, vicino alla grande Quercia, stava mio fratello indaffarato con le formiche. Poteva stare ore straniato dal mondo circostante, non che non fosse attento a quello che succedeva ma in un qualche modo riusciva a dare attenzione solo a quello che in quel momento lo interessava.\u00a0 Questo suo modo di essere rappresentava un bene prezioso per tutti perch\u00e9 in caso contrario erano urla di pianto che potevano protrarsi per ore e ore. Anche nostra sorella, la pi\u00f9 piccola della famiglia, giocava in tutta solitudine, con la sua bambolina di pezza e paglia che lo zio Ettore le aveva costruito.<br \/>\nParlottava con se stessa mimando la mamma. Come tutte le donne, anche se piccola, era attaccabrighe e invadente, ma quando giocava era estranea alle cose di questo mondo.<br \/>\nFu nel primo pomeriggio che udimmo un nutrito fuoco di armi, colpi di fucile e mitraglia. I proiettili passavano fischiando sopra le nostre teste andando a conficcarsi nei tronchi degli alberi con schiocchi secchi.<br \/>\nCi riparammo dietro la casa, poi con molta paura e altrettanta curiosit\u00e0, ma molto cautamente cercai di capire cosa stesse succedendo. Vidi di l\u00e0 dal fiume molti soldati e mezzi militari. \u201cI tedeschi!\u201d, mi lasciai sfuggire. Nessuno rispose salvo la Virgola con un lungo ululato dettato, forse, dalla paura degli scoppi.<br \/>\nLi vidi guadare il fiume e dividersi in due colonne prima di scomparire nella vegetazione.<br \/>\nDopo qualche tempo vidi una colonna di soldati che risaliva la costa del monte della Croce. Salivano silenziosi e cauti in fila indiana. Quando arrivarono nei pressi della casa di Enzo, echeggi\u00f2 il rumore di quella che mi sembr\u00f2 una breve battaglia.<br \/>\nUrla, spari e ordini. La voce dura e gutturale dei tedeschi era inequivocabile e metteva i brividi solo a sentirla. Dopo un lungo silenzio udimmo dei forti scoppi e vedemmo una colonna di fumi alzarsi dalla casa che fu rapidamente avvolta dalle fiamme. Quel fumo nero denso, il primo che vedevo, mi sarebbe poi tornato alla mente qualche mese dopo di fronte all\u2019incendio di Castellarano. Era un segno premonitore di una tragedia ben pi\u00f9 grande che avrebbe colpito un intera comunit\u00e0.<br \/>\nLa cagnetta cominci\u00f2 a ringhiare e ad abbaiare e improvvisamente il cortile si riemp\u00ec di soldati tedeschi, risaliti dalla strada. Mi sembravano tutti grandi e grossi, armati fino ai denti. In un attimo avevano circondato la casa. Mio fratello, alla loro vista, inizi\u00f2 a piangere, mentre la sorellina si avvicin\u00f2 interessata ad un soldato cercando di attirare la sua attenzione. Io avevo paura.<br \/>\nDa vicino, non avevano facce cattive, qualcuno si lasci\u00f2 addirittura scappare un sorriso bonario e una carezza nei confronti di noi bambini. Un graduato prese in braccio mio fratello e cominci\u00f2 a coccolarlo per farlo smettere di piangere. Dimenticavo, in famiglia avevamo tutti i capelli neri salvo lui che era biondissimo e nei mesi successivi ci saremmo dovuti abituare spesso a quella situazione. I tedeschi rudi soldati, padri di famiglia, venivano a trovarlo e a giocare con lui, portando caramelle e cioccolata. Anche a loro mancava la famiglia.<br \/>\nPoco dopo arriv\u00f2 scese dal monte la seconda colonna di soldati che spingevano avanti con le armi puntate pap\u00e0, mamma, gli zii e un ragazzino di Castellarano.<br \/>\nSi fece avanti un ufficiale dalla divisa perfetta, alto magro e con fare nervoso. Portava un paio di occhialini, con cui ci guardava con fare superiore e marziale, e un frustino che batteva ritmicamente sugli stivali neri e lucidissimi. Chiam\u00f2 vicino a s\u00e9 un ragazzo in camicia nera e gli diede una serie di ordini. Questi si volt\u00f2 verso noi tutti e scandendo le parole disse: \u201cIeri qui c\u2019erano in Banditi quindi anche voi siete dei banditi. Le donne e I bambini possono restare mentre tutti gli uomini\u201d e li indic\u00f2 uno ad uno con il dito \u201cdevono venire con noi al comando per l\u2019interrogatorio\u201d.<br \/>\nGli uomini si guardarono l\u2019un l\u2019altro preoccupati. L\u2019unico impassibile era il pap\u00e0, che teneva fede alla sua calma proverbiale. Fu in quel momento che mia madre ci chiam\u00f2 vicino, poi indirizzandosi all\u2019ufficiale tedesco inizio a piangere e a supplicare: \u201cMa come posso fare a portare avanti la famiglia con tre figli piccoli da sfamare, se mi portate via anche il loro padre? Come faccio a governare le bestie?\u201d. Parl\u00f2 in tono di supplica, ma con voce ferma e decisa. Si strinse ancora di pi\u00f9 a noi prendendo in braccio mio fratello, che nel frattempo aveva ripreso a piangere.<br \/>\nCi fu un attimo di silenzio, poi l\u2019ufficiale si gir\u00f2 verso l\u2019interprete e lui gli tradusse la supplica.<br \/>\nGirandosi verso la mamma, chiese: \u201c<em>Chi essere patre pampini<\/em>?\u201d.<br \/>\nIl pap\u00e0 fece un passo avanti.<br \/>\n\u201c<em>Tu rimanere con pampini, tua famiglia afere bisogno di te<\/em>\u201d.<br \/>\nIl pap\u00e0 rimase impassibile, ma si poteva leggere nei suoi occhi la gioia che la possibilit\u00e0 di rimanere nella famiglia gli aveva procurato.<br \/>\nL\u20198 di settembre del \u201943 lo aveva trovato con il suo reparto a Napoli e lui, a differenza di molti suoi compagni che avevano la vita nel bombardamento alleato della stazione, assieme a un commilitone di Sassuolo era riuscito a rientrare dopo un lungo viaggio avventuroso attraverso l\u2019Italia.<br \/>\nL\u2019interprete disse che dovevano perquisire la casa e disse agli uomini di procurarsi il cibo e il necessario per la notte. Fu in quel frangente che venne fuori tutta la freddezza dello zio Ettore, il quale, prima copr\u00ec con il suo corpo il fucile da caccia appoggiato in un angolo della cucina, mimetizzato dalla spessa coltre di fuliggine che rivestiva le pareti. Poi fu sveltissimo nel nascondere l\u2019arma sotto il pagliericcio del letto che i soldati avevano appena perquisito.<br \/>\nLa colonna dei soldati si ricompatt\u00f2 attorno ai prigionieri e iniziarono a ridiscendere in valle.<br \/>\nGuardai lo zio Ettore che ci salutava con il suo sorriso solito, senza tradire il minimo cenno di paura, ammonendoci che in sua assenza dovevamo fare a modo.<br \/>\nLo avremmo rivisto solo nel settembre del 1945, al rientro della lunga prigionia in Germania, dove era stato deportato dopo essere stato rinchiuso per parecchi mesi nel campo di concentramento di Fossoli.<br \/>\nNon era per nulla cambiato, era solo pi\u00f9 magro e ci raccont\u00f2 che nonostante la differenza di lingua, era riuscito a parlare anche con le vacche tedesche.<br \/>\nQuel giorno la guerra era cominciata anche per noi.<\/p>\n<p><strong>NOTA<br \/>\n<\/strong>La storia prende spunto dai ricordi di mio padre. Non ha pretese storiche e non \u00e8 stata oggetto di verifiche documentali. Ho ascoltato, miscelato e assemblato versioni ogni volta leggermente diverse, fatto del tutto normale visto la distanza temporale in cui sono avvenuti i fatti narrati. Spero solo di essere riuscito a trasmettere un briciolo delle sensazioni forti che si vivevano in quel periodo storico, quando alla tragedia della guerra si univa la necessit\u00e0 quotidiana di sopravvivere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>TRE GIORNI<br \/>\n<\/strong><strong>di Angela Gibellini<\/strong><\/p>\n<p>Dormire era stato quasi impossibile, le vibrazioni del treno in corsa erano insopportabili. Per tutto il tempo avevo temuto un controllo dei bagagli da parte della polizia, ma non era venuto nessuno. All\u2019alba solo un controllore mi aveva bussato per chiedermi il passaporto visto che ci stavamo avvicinando a Parigi. Tre giorni e sarebbe finito tutto, il primo era gi\u00e0 passato.<\/p>\n<p>In stazione a Gare de Lyon c\u2019era molta polizia, come mi aspettavo. Avevo l\u2019impressione di essere osservata da tutti. Ero una donna di mezza et\u00e0, non particolarmente appariscente, con uno zaino in spalla, come tanti altri turisti, ma mi sembrava di avere gli occhi addosso di tutti i passanti.<br \/>\nCon la metropolitana arrivai in rue du Temple, dove avevo prenotato un piccolo monolocale.<br \/>\nSistemai lo zaino in cassaforte e come codice utilizzai la data di nascita di Orlando, che probabilmente in quel momento stava dormendo a casa nella sua cuccia.<br \/>\nErano ancora le nove del mattino e andai a fare colazione.<br \/>\n\u201cPenso che a Parigi tu sia gi\u00e0 stata in una vita precedente, per questo a volte ti piace e a volte non la sopporti. Ci sono zone in cui sei stata felice e in altre hai sofferto\u201d. Mi diceva cos\u00ec Andrea vent\u2019anni fa e io non capivo se veramente credesse a quelle storie.<br \/>\nAlla fine si era trasferito a vivere nella Ville Lumi\u00e8re con chiss\u00e0 quale altra donna. Pensai di mandargli un messaggio, solo per fargli sapere che ero in citt\u00e0. Per depistarlo dalle notizie negative che di sicuro aveva avuto a proposito della mia vita, per fargli credere che ma la passavo brillantemente. Tanto non ci parlavamo da vent\u2019anni, probabilmente aveva anche cambiato numero. Tentennai un po\u2019 e l\u2019attimo prima di pentirmene inviai il messaggio.<br \/>\nNon ricevetti subito risposta. Mangiai il mio <em>croque monsieur<\/em> lentamente, guardando i passanti dalle vetrate della brasserie.<br \/>\nPasseggiavo per la citt\u00e0 che amavo tanto, ma non riuscivo a vederla veramente, troppi pensieri, dubbi e risentimenti. Quando mi decisi a guardare il telefono, trovai la risposta inaspettata.<br \/>\n\u201cCiao Cristina, che bella sorpresa. Stasera possiamo cenare insieme. Mandami l\u2019indirizzo dell\u2019hotel ti passo a prendere, non accetto un rifiuto\u201d.<br \/>\nPotevo aspettarmelo, Andrea era sempre stato un po\u2019 teatrale. Un po\u2019 troppo. Non avevo voglia di un tuffo nel passato, con un uomo che avevo quasi del tutto dimenticato e per il quale non provavo pi\u00f9 nulla, per non parlare della tensione del momento, ma ero l\u00ec da sola e Parigi cos\u00ec minacciata, anche da persone come me, mi faceva sentire ancora pi\u00f9 sola. Mi sarei distratta almeno per la serata. Accettai.<br \/>\nSotto la doccia mi inventai una lista di bugie per rispondere a ogni possibile domanda.<br \/>\nIn questi vent\u2019anni le cose erano cambiate molto per me, non ero pi\u00f9 quella di prima. L\u2019ultima persona alla quale volevo raccontare i miei fallimenti era proprio Andrea. La cosa che mi dava pi\u00f9 fastidio era che lui non era rimasto un eterno Peter Pan come tutti immaginavano, invece io che avrei dovuto spaccare il mondo avevo fallito in tutto. Non potevo spiegargli per quale motivo ero a Parigi. Non potevo neanche dirgli che lo stavo facendo perch\u00e9 a malapena avevo avuto i soldi per pagare il funerale di mia madre, che tra l\u2019altro, con la sua malattia era stata la mia unica attrazione da sei anni.<br \/>\nAlle 20.40 mi avvert\u00ec con uno squillo che era arrivato.<br \/>\nL\u2019appartamento dove alloggiavo aveva un cortile interno lungo circa 120 metri con fiori ai lati, sulla strada c\u2019era un cancello in ferro battuto a delimitarne l\u2019accesso al cortile. Dal cancello lo intravedevo in lontananza in piedi. Era sempre la sua sagoma asciutta con il suo metro e novanta di altezza. Man mano che mi avvicinavo lo vedevo sempre meglio, subito notai i capelli. Vent\u2019anni prima li portava da alternativo, lunghi fino alle spalle. Ma ora, grigi e a corona intorno al viso, lo facevano sembrare un uomo ordinario. Poi i lineamenti del volto, pi\u00f9 marcati con il viso stanco.<br \/>\nCi scambiammo un bacio sulla guancia ma eravamo imbarazzati. Dicevamo cose scontate senza guardarci per pi\u00f9 di qualche secondo.<br \/>\nIl disagio pass\u00f2 quando ci sedemmo al ristorante, allora riconobbi il suo sguardo vagamente malinconico, a dispetto dei suoi soliti comportamenti mi sembrava di scorgere una tristezza rassegnata. Facevo fatica a concentrami su quello che mi diceva perch\u00e9 improvvisamente non facevo che avere avere flashback su ogni tipo di situazione vissuta con lui. La cosa strana era che erano tutte sensazioni positive che non ero affatto abituata a ricordare.<br \/>\n\u201cAllora, prima di tutto dimmi cosa fai qui a Parigi da sola\u201d.<br \/>\n\u201cSono venuta a portare della droga a qualche malvivente, ma non so se si tratta di cannabis o cocaina. Sai, io ho bisogno di soldi e dopo gli attentati hanno aumentato controlli e sistemi di sorveglianza. Hanno bisogno di persone insospettabili, con passato irreprensibile che si occupino di piccole consegne, cos\u00ec eccomi qui\u201d.<br \/>\n\u201cMa per piacere, non scherzare\u201d.<br \/>\n\u201cHai ragione, sono venuta a vedere una mostra e a fare un giro, avevo bisogno di distrarmi un po\u2019\u201d.<br \/>\n\u201cDa una relazione? Vivi con qualcuno?\u201d.<br \/>\n\u201cHo divorziato qualche anno fa, i figli non sono arrivati, cos\u00ec vivo con Orlando, il mio gatto che \u00e8 il compagno perfetto\u201d.<br \/>\n\u201cImmagino\u2026\u201d.<br \/>\n\u201cE tu come ti trovi qui in citt\u00e0?\u201d.<br \/>\n\u201cTi sembrer\u00e0 strano, ma mi manca Modena. Parigi \u00e8 una citt\u00e0 molto difficile e adesso ci mancavano solo gli attentati. A volte ho paura, soprattutto per mio figlio. Ha solo sette anni e non \u00e8 questo clima che vorrei per lui\u201d.<br \/>\nNon riuscivo a smettere di guardargli le mani, grandi ma proporzionate, cos\u00ec familiari erano una delle cose che mi piaceva di lui.<br \/>\n\u201cAndrea, ti ricordi quando siamo andati al cinema a vedere Pulp Fiction? Abbiamo aspettato per un scacco di tempo che uscisse a Modena\u201d.<br \/>\n\u201cEccome se mi ricordo, e dopo siamo andati in quella birreria a ubriacarci e non facevamo altro che parlare del film\u201d.<br \/>\nMi sembrava molto cambiato. Avevo l\u2019impressione che la sua teatralit\u00e0 giovanile si fosse spenta o chiss\u00e0, forse si era sbriciolata assieme a qualche speranza.<br \/>\n\u201cE cosa fai Cristina? Sei felice?\u201d.<br \/>\n\u201cTu piuttosto, mi hanno detto che lavori nel settore vinicolo e ti sei laureato\u201d.<br \/>\n\u201cS\u00ec, \u00e8 vero\u201d.<br \/>\n\u201cHai una splendida vita\u201d.<br \/>\nMi guard\u00f2 come se si stesse chiedendo se lo prendessi in giro, cos\u00ec rilanciai:<br \/>\n\u201cDai Andrea, non lamentarti, a me le cose non sono andate cos\u00ec bene\u201d.<br \/>\n\u00abAlmeno la tua \u00e8 una vita vera\u00bb.<br \/>\nCercai di cambiare discorso ma vidi che lui non ne aveva nessuna voglia.<br \/>\n\u00abAndrea, tutto cambia, noi cambiamo e come vedi cambiano anche le citt\u00e0\u201d.<br \/>\nFinalmente riuscii a parlare d\u2019altro e continuai a ricordare con lui situazioni buffe della nostra storia che allora non mi erano sembrate poi tanto divertenti.<br \/>\nParlava della nostra relazione in modo entusiasta, avevo l\u2019impressione che ne avesse un ricordo alterato in positivo e non me lo sarei aspettata. Io, a differenza di lui, avevo sepolto tutto sotto strati e strati di cenere. Eppure, quello da cui cercavo di scappare mi si ripresentava sempre. In ogni circostanza. Avrei dovuto ricordarlo e evitare di uscire con Andrea. Invece gli chiesi di accompagnarmi a camminare anche se si stava facendo tardi. Probabilmente la moglie lo stava aspettando, lui disse solo che era contento di stare ancora fuori.<br \/>\nCi fermammo a bere in un baretto con i tavolini all\u2019aperto e tutto il vino che avevamo bevuto inizi\u00f2 a farci diventare, anzi, a far diventare soprattutto me piuttosto intraprendente.<br \/>\n\u201cHo una seconda attivit\u00e0, chiamiamola cos\u00ec. Dipingo tele a tecniche miste\u201d, disse lui<br \/>\n\u201cS\u00ec, sei sempre stato bravo, ricordo bene. Voglio vedere i tuoi quadri\u201d.<br \/>\n\u201cVa bene, domani possiamo andare nel mio studio\u201d.<br \/>\n\u201cNo, domani non posso, ho un impegno. Andiamoci adesso\u201d.<br \/>\n\u201cDici sul serio? \u00c8 lontano da qui, \u00e8 molto tardi, sei sicura?\u201d.<br \/>\n\u201cPer me va bene\u201d.<br \/>\n\u201cSei sempre la stessa\u201d.<br \/>\nQuell\u2019affermazione mi colp\u00ec come un pugno nello stomaco e mi si incendi\u00f2 il viso.<br \/>\nCi mettemmo mezz\u2019ora ad arrivare nella zona di Marais. Salimmo in una mansarda coni i tetti spioventi, con tanto di lucernario. L\u2019ambiente pi\u00f9 parigino che potr\u00f2 mai ricordare.<br \/>\nQuando vidi i quadri ne fui quasi innervosita. Il talento di Andrea avrebbe potuto essere una lama conficcata nel mio orgoglio. Ma i volti che dipingeva avevano sguardi cos\u00ec profondi che riuscii solo a sentirmi in colpa per averlo sempre considerato un uomo superficiale.<br \/>\nCome se avesse intuito le mie sensazioni contrastanti si affrett\u00f2 a dirmi: \u201cNon starci troppo a pensare, questi quadri non interessano a nessuno\u201d.<br \/>\nPer un attimo pensai alla giustizia e al destino, al gioco che si divertono a fare insieme nella vita delle persone. Ma non era il momento giusto per questi pensieri.<br \/>\nAndrea si avvicin\u00f2 a me, forse raschiando dal fondo della sua vecchia teatralit\u00e0 tent\u00f2 di raccontarmi una storia a proposito di due sistemi che se interagiscono tra loro per un periodo di tempo, poi si condizionano a vicenda anche a distanza di anni luce. Ma a quel punto, gli stavo gi\u00e0 accarezzando il viso e quando lui mi baci\u00f2 io mi lasciai andare tra le sue mani gi\u00e0 conosciute. Ci riconoscemmo immediatamente.<\/p>\n<p>Anche quella notte dormii pochissimo, avevo paura di non arrivare puntuale alla consegna. Erano le nove e Andrea dormiva ancora. Quando mi alzai per vestirmi si svegli\u00f2 di scatto.<br \/>\n\u201cDove vai? Ti accompagno\u201d.<br \/>\n\u201cHo prenotato l\u2019ingresso alla mostra con fascia oraria e voglio essere puntuale e poi ho bisogno di stare un po\u2019 sola\u201d.<br \/>\n\u201cCome vuoi, ti accompagno al miniappartamento\u201d.<br \/>\nPer tutto il tempo che passammo in auto restammo in silenzio. Ci salutammo ma io non lo guardai direttamente negli occhi.<br \/>\nPresi lo zaino dalla cassaforte e alle dieci e trenta mi trovai al numero 4 di rue Etienne Marcel. L\u00ec in un portone che dava accesso a svariati <em>appartahotel <\/em>digitai il codice nella serratura. Poi, una volta entrata nel corridoio trovai come mi avevano scritto sulle istruzioni, una serie di cassette di sicurezza. Servivano per la consegna di chiavi e oggetti ai clienti dell\u2019hotel ma io usai la pi\u00f9 grande, la numero 10 per lasciare il pacco con un secondo codice. Mi avevano avvertita che qualcuno avrebbe sorvegliato la \u201csituazione\u201d e avrebbe ritirato il pacco poco dopo. Passavano delle persone e dovetti aspettare fuori qualche minuto ma in poco tempo era tutto finito. Uscii in strada senza guardarmi intorno. Era stato tutto molto semplice e io ero ancora la stessa di prima. Non era cambiato nulla.<br \/>\nAndai in stazione in taxi perch\u00e9 volevo gustarmi la citt\u00e0 e alla domenica il traffico di Parigi era inspiegabilmente assente.<br \/>\nA differenza del viaggio di andata, il treno era nuovo, tutti gli interni color grigio ghiaccio e odore di plastica di recente fabbricazione. Mi sistemai nella carrozza ma questa volta non ero sola, c\u2019era una donna sui cinquant\u2019anni, dai lineamenti pensai di provenienza dell\u2019Est. Non era cordiale, aveva voglia di stare per i fatti suoi. Meglio. Presi il telefono e cercai nella rubrica il numero della mia vicina di casa che aveva \u201cin gestione\u201d Orlando per quei tre giorni. Il pensiero delle sue fusa mi faceva gi\u00e0 sentire a casa nella mia vita reale. Mentre scorrevo i contatti nella rubrica, mi arriv\u00f2 un messaggio di Andrea. Lo avrei letto dopo pensai. Per non parlare davanti alla donna un po\u2019 ostile, andai in corridoio.<br \/>\n\u201cCiao Isa, ti chiamo per sapere come sta Orlando, io sono gi\u00e0 in treno, sto tornando\u201d.<br \/>\n\u201cCristina, non so come dirtelo ma Orlando \u00e8 scappato venerd\u00ec. Non \u00e8 pi\u00f9 tornato. L\u2019abbiamo cercato dappertutto. Credo che non lo rivedremo pi\u00f9, mi dispiace\u201d.<br \/>\nRiattaccai e vidi che la mia compagna di viaggio mi guardava curiosa dal vetro, allora mi voltai verso il finestrino, ma il treno correva cos\u00ec forte che riuscii a vedere solo delle sagome allungate che oscillavano in una specie di danza ripetitiva e ostinata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>RICORDI SOMMERSI<br \/>\ndi Jonathan Raponi<\/strong><\/p>\n<p>La nave attracc\u00f2 in perfetto orario al porto dell\u2019isola di Skiatos. Giunse a destinazione nel tardo pomeriggio, mentre i turisti lasciavano le spiagge. La nave era semi-deserta, segno che la stagione estiva non era ancora cominciata. Durante la fase di attracco, sul ponte della nave un uomo in piedi appoggiato alla ringhiera osservava il porto.<br \/>\nEra giunto sull\u2019isola in cerca di risposte e di nient\u2019altro. Indossava un paio di pantaloni cargo e una polo stropicciata. \u00a0Si distingueva dal resto dei passeggeri perch\u00e9 non era accompagnato da una valigia, ma portava soltanto un piccolo borsone di pelle a tracolla.<br \/>\nScese per ultimo e si perse nelle vie strette della citt\u00e0 vecchia. Camminava con passo svelto e sicuro come se conoscesse quelle strade dalle case bianche tutte uguali.<br \/>\nEntr\u00f2 in un piccolo albergo affacciato alla strada principale. Non fece fatica a trovare una stanza, l\u2019hotel era poco pi\u00f9 di una bettola, ma il locandiere gli sembr\u00f2 uno che sapesse il fatto suo.<br \/>\n\u201c<em>Calimera<\/em>\u201d, esord\u00ec il proprietario alla reception, senza neanche alzare lo sguardo dal giornale aperto sopra le ginocchia.<br \/>\n\u201cRimarr\u00f2 solo qualche giorno\u201d, disse il turista lasciando una somma di denaro spropositata sul bancone. \u201cQuesti dovrebbero essere pi\u00f9 che sufficienti, possiamo anche fare a meno del passaporto, vero?\u201d.<br \/>\nL\u2019albergatore lasci\u00f2 scivolare il denaro nel cassetto senza dire una parola, ma il silenzio sigill\u00f2 l\u2019intesa tra i due.<br \/>\n\u201cMi chiedevo una cosa, c\u2019\u00e8 un italiano arrivato sull\u2019isola da poco che pu\u00f2 farmi da guida in questi giorni?\u201d, chiese osservando la hall impolverata.<br \/>\n\u201cNon ci sono molti italiani che lavorano qui. Ma sulla collina c\u2019\u00e8 una taverna. Da un po\u2019 di tempo ci lavora uno straniero. Si fa chiamare <em>l\u2019americano<\/em>, ma non l\u2019ha mai data a bere a nessuno. Quello \u00e8 italiano come la pizza\u201d, rispose il locandiere.<br \/>\n\u201cLei come fa a dirlo?\u201d.<br \/>\n\u201cItaliano e greco. Stessa faccia, stessa razza\u201d, disse il locandiere senza aggiungere nient\u2019altro, come se non ci fosse bisogno di una conclusione.<br \/>\nIl turista entr\u00f2 nella taverna che era quasi sera. Si sedette e cen\u00f2 con tutta calma. Ordin\u00f2 i piatti indicando sul men\u00f9 un nome di cui non conosceva il significato neanche lontanamente.<br \/>\nA cena finita si diresse verso il ragazzo al bancone: \u201c\u00c8 lei che chiamano l\u2019americano?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, sono io, lei \u00e8 un turista vero?\u201d.<br \/>\n\u201cNon mi sembra americano, il suo accento la tradisce\u201d.<br \/>\n\u201cSono italiano, ma ho vissuto in America per qualche anno\u201d.<br \/>\nIl turista scrut\u00f2 con dovizia il suo interlocutore, cercando di capire cosa facesse li. L\u2019americano sembrava un giovane di bell\u2019aspetto, doveva avere poco meno di trent\u2019anni. L\u2019abbronzatura e i peli schiariti sulle braccia dicevano che viveva sull\u2019isola tutto l\u2019anno, non solo per la stagione estiva. Aveva profonde occhiaie e mani delicate. Occhi chiari sotto le sopracciglia scure e definite, ma con uno sguardo dimesso e furtivo di chi non alza mai lo sguardo per guardare negli occhi le persone.<br \/>\nUn sorriso stanco e forzato di chi \u00e8 stato molestato dalla vita in giovane et\u00e0.<br \/>\n\u201cQui sull\u2019isola da solo? Non ha famiglia?\u201d, chiese il turista.<br \/>\n\u201cI miei sono morti quando ero un ragazzo, sono abituato alla solitudine ormai\u201d, rispose continuando a lucidare il bicchiere che teneva in mano.<br \/>\nIl turista si accorse subito della diffidenza. Non sembrava qualcuno che avesse voglia di parlare, perci\u00f2 non perse tempo.<br \/>\n\u201cMi domandavo se domani mi potrebbe accompagnare a fare un giro sull\u2019isola\u201d.<br \/>\n\u201cMi spiace ma io lavoro in una taverna, non sono una guida, le posso consigliare una persona che\u2026\u201d, non gli lasci\u00f2 il tempo di finire la frase.<br \/>\n\u201cMa io voglio un italiano, anzi un italiano che vive qui\u201d, incalz\u00f2 il turista frugando nei pantaloni.<br \/>\nInfil\u00f2 con due dita una banconota da 500 euro nel taschino del barista.<br \/>\n\u201cHo una piccola barca, le porto a fare un giro domani mattina se vuole, ma dovr\u00f2 essere di ritorno entro il pomeriggio\u201d, sentenzi\u00f2 guardando il turista negli occhi facendo finta di non notare la banconota infilata nel taschino.<br \/>\n\u201cMi sembra perfetto, non vada a letto tardi, domani mattina avr\u00e0 molto da raccontarmi\u201d, disse il turista alzandosi dalla sedia.<br \/>\nMentre usciva dalla taverna, una foto appesa alla parete cattur\u00f2 la sua attenzione.<br \/>\nLa foto riprendeva una spiaggia deserta al tramonto. Era una foto come tante altre, ma un piccolo particolare lo colp\u00ec. Il fotografo aveva catturato una figura femminile sullo sfondo. La donna era di spalle, portava lunghi capelli neri, un fisico esile. Sembrava una casualit\u00e0. In una fotografia di una spiaggia al tramonto, erroneamente era stata immortalata una donna in lontananza.<br \/>\nIl turista sorrise di un ghigno beffardo. Sapeva di essere nel posto giusto.<br \/>\nL\u2019americano arriv\u00f2 al porto al sorgere del sole. Aveva passato una notte inquieta. Tante cose dell\u2019incontro della sera prima non l\u2019avevano convinto.<br \/>\nRaggiunse la banchina mentre alla spicciolata i pescatori tornavano dalla nottata passata in mare.<br \/>\n\u201cChe ci fai qui cos\u00ec presto?\u201d, gli chiesero uno dopo l\u2019altro. Si limitava a rispondere con un \u201c<em>Calimera<\/em>\u201d, accompagnato da un sorriso di circostanza.<br \/>\nRealizz\u00f2 che rimanere l\u00ec per l\u2019appuntamento fosse una pessima idea. Si alz\u00f2 di scatto e prese a incamminarsi verso la collina. Il pensiero di non rivedere pi\u00f9 l\u2019uomo conosciuto la sera prima, lo strinse in una abbraccio rassicurante. Le sue speranze si infransero vedendo il turista arrivare verso di lui.<br \/>\nAccese il motore della piccola imbarcazione. Fecero una piccola pausa a fare il pieno all\u2019entrata del porto e prima delle 8 erano gi\u00e0 fuori dagli scogli. L\u2019americano manovrava il timore, fissando l\u2019orizzonte mentre il turista aveva preso posizione a poppa.<br \/>\nLe ore passavano lente e soffocanti. Nessuno dei passeggeri spiaccicava una parola e le poche parole erano sempre di circostanza e misurate.<br \/>\n\u201cCome mai a Skiatos?\u201d, la domanda dell\u2019americano sort\u00ec l\u2019effetto desiderato.<br \/>\n\u201cNon sono mai stato un viaggiatore, il mio lavoro non me lo permetteva\u201d.<br \/>\n\u201cChe lavoro fa?\u201d, domand\u00f2 l\u2019americano.<br \/>\n\u201cSono un militare, lavoro e vivo in una caserma e mi occupo di addestrare le reclute\u201d.<br \/>\nLa risposta conferm\u00f2 i brutti presentimenti del giovane. Cerc\u00f2 di non fissare il turista negli occhi e si meravigli\u00f2 di rimanere in quel momento cos\u00ec lucido e razionale.<br \/>\nSi costrinse a fissare l\u2019orizzonte vuoto davanti a s\u00e9: se solo avesse incrociato per un momento lo sguardo dell\u2019uomo dietro di lui, avrebbe lasciato trasparire un terrore incontrollabile.<br \/>\nMise al minimo il motore e aspett\u00f2 che la barca si fermasse vicino a un\u2019insenatura.<br \/>\nRaggiunse il turista a poppa, cercando di fissare lo stesso punto all\u2019orizzonte con lo sguardo.<br \/>\n\u201cNon mi ha risposto, come mai lei \u00e8 qui a Skiatos oggi?\u201d, la domanda gli usc\u00ec con un tono che sembr\u00f2 quasi seccato.<br \/>\n\u201cQualche anno fa sono stato trasferito in un\u2019altra citt\u00e0 per lavoro. Ero solo, non avevo n\u00e9 famiglia, n\u00e9 amici. Ho conosciuto una ragazza, pi\u00f9 giovane di me, anche lei in citt\u00e0 da poco, trasferita per lavoro. Pochi mesi dopo ci sposiamo, ma le cose non funzionano. Un bel giorno torno a casa e non la trovo pi\u00f9. Convinto che si trattasse di uno stupido capriccio, aspetto il suo ritorno a casa. Passano le settimane e i mesi ma di lei nessuna traccia\u201d.<br \/>\nL\u2019americano ascolt\u00f2 con attenzione e replic\u00f2: \u201cCosa ha pensato non vedendola tornare?\u201d.<br \/>\nIl turista alz\u00f2 gli occhiali scuri e fissandolo negli occhi rispose: \u201cHo pensato che fosse andata con il primo che passava. Mi fa quasi pena poverino, se ha tradito me, sicuramente avr\u00f2 tradito anche lui\u201d.<br \/>\nI due si ritrovarono vicini l\u2019uno all\u2019altro, appoggiati alla ringhiera in ferro della barca.<br \/>\nCon gli avambracci che si toccavano, potevano sentire l\u2019odore di sudore l\u2019uno dell\u2019altro.<br \/>\n\u201cE come mai pensa che pu\u00f2 trovarla qui?\u201d, chiese l\u2019americano con un filo di voce, quasi sussurrando.<br \/>\n\u201cPassano pi\u00f9 di due anni e un bel giorno mi decido a sbarazzarmi della robaccia di mia moglie. Lancio tutto nel cassonetto, ma un foglio cade in terra. Uno schizzo fatto a carboncino della sagoma di due persone che camminano sulla spiaggia da dietro, nell\u2019angolo in basso a destra la scritta <em>Skiatos<\/em>. Non sapevo neanche l\u2019esistenza di quest\u2019isola piccola e puzzolente prima di vedere quel disegno fatto da mia moglie\u201d.<br \/>\nOgnuno studiava i movimenti dell\u2019altro, pronto a individuare ogni minimo segnale di indecisione nel tono della voce o nei gesti. Erano come due pugili al suono della campana del primo round.<br \/>\n\u201cPerci\u00f2 spera di trovarla qui?\u201d, chiese l\u2019americano<br \/>\n\u201cPerch\u00e9 no? L\u2019isola \u00e8 davvero piccola e poi non ci sono tanti italiani sull\u2019isola. Magari qualcuno sa qualcosa\u201d, rispose scandendo l\u2019ultima frase in tono autoritario.<br \/>\n\u201cSe cerca sua moglie dopo due anni, vuol dire che l\u2019ama ancora. Dev\u2019essere una persona molto romantica\u201d<br \/>\n\u201cAmarla ancora? Certo che no!\u201d, url\u00f2 con disprezzo. \u201cVoglio solo darle una lezione, quale donna abbandona il marito senza neanche una parola?\u201d. La frase aveva un sapore di sentenza, tanto che nessuno dei due os\u00f2 dire nient\u2019altro.<br \/>\nIl sole era alto e il caldo ormai insopportabile.<br \/>\nL\u2019americano sent\u00ec il corpo rattrappirsi, mentre un brivido gli corse lungo la schiena fino a togliergli ogni energia. Le gambe ormai molli e inspiegabilmente immobili erano sul punto di cedere tanto che ebbe paura di stramazzare a terra. Si diresse al timone, accese il motore e part\u00ec velocemente verso il mare aperto alzando una scia di schiuma.<br \/>\nQuando i contorni dell\u2019isola erano ormai lontani, spense il motore e spar\u00ec per un attimo sottocoperta. Ne usc\u00ec qualche istante dopo con due birre fredde. Sbatt\u00e9 la porta dello scafo energicamente come a voler seppellire l\u00ec sotto ogni questione lasciata in sospeso. Porse una birra all\u2019ospite e senza dire una parole ne bevve un gran sorso.<br \/>\n\u201cAvanti, facciamola finita\u201d, sentenzi\u00f2 l\u2019americano con voce decisa. \u201cBasta una spinta fuori dalla barca ed \u00e8 tutto finito. Non sei qui per questo?\u201d.<br \/>\n\u201cAllora sai chi sono, vero?\u201d, disse il turista accennando a un sorriso che sembrava sincero.<br \/>\n\u201cCerto che lo so. Ogni giorno ho cercato di immaginare il tuo viso. Sei un bastardo. Un uomo che dovrebbe sparire immediatamente dalla faccia della terra. Un uomo che ogni, sera tornando a casa ubriaco fradicio, riempie di botte sua moglie lasciandola per terra. Il mare dovrebbe aprirsi e inghiottire il tuo corpo nelle viscere scure del mare\u201d, pronunci\u00f2 ogni singola parola con tono calmo avvicinandosi al suo rivale.<br \/>\nIl turista non os\u00f2 rispondere. Fin\u00ec la sua birra fino all\u2019ultimo goccio, dopodich\u00e9 lanci\u00f2 la bottiglia vuota nel mare. \u201cPotrei scommettere che quella poco di buono ha lasciato anche te\u201d, il turista si mise a ridere sonoramente, pulendosi le labbra con l\u2019avambraccio dalle ultime gocce di birra.<br \/>\n\u201cMi ha lasciato un bel po\u2019 di tempo fa\u201d, lasci\u00f2 in sospeso la frase indeciso se continuare o meno<br \/>\n\u201cEra il 15 dicembre del 2014 e mi ha lasciato all\u2019ospedale di Atene. Stava dando alla luce tua figlia. Non lo sai, ma quando era scappata era incinta di quattro mesi. Aveva paura che avresti ucciso sia lei che la bambina alla notizia. I medici hanno detto che \u00e8 morta a causa di un ematoma intracranico durante il parto, causato dai numerosi traumi subiti\u201d. Si interruppe di colpo cercando le parole giuste per concludere la frase. \u201cPuoi dire di essere stato tu a ucciderla\u201d, concluse il ragazzo.<br \/>\nLe parole gli uscirono fiere e oneste come se avesse aspettato tutta una vita a pronunciale.<br \/>\nSi costrinse a non distogliere lo sguardo, non doveva esserci nessuna paura. Doveva sentire quella frase senza la minima sbavatura o incertezza nella voce.<br \/>\nL\u2019americano estrasse dalla tasca il motivo per cui pochi attimi prima era sceso sottocoperta. Gli punt\u00f2 una pistola al viso.\u00a0Il turista sent\u00ec il bordo della pistola fredda premergli sulla fronte e non os\u00f2 muoversi. Era la prima volta che qualcuno gli puntava una pistola addosso. La prima volta che da carnefice era passato a vittima.<br \/>\n\u201cNon oseresti mai! Sei viscido e codardo come lei\u201d, url\u00f2 con disprezzo il turista.<br \/>\nL\u2019americano sent\u00ec uno sputo finirgli in mezzo agli occhi e imbrattargli il volto. Guard\u00f2 la costa in cerca di aiuto come se dalla terra ferma potesse spuntare un inaspettato aiuto.<br \/>\n\u201cS\u00ec hai ragione. Ho aspettato che venissi tu a cercarmi e questo conferma che sono un viscido codardo\u201d, strinse i denti e si punt\u00f2 con le scarpe al pavimento della nave pronto a subire il contraccolpo e spar\u00f2 al lato dell\u2019orecchio destro del turista. Il colpo passo sopra la spalla lasciando un sibilo che si spende dopo pochi istanti all\u2019orizzonte.<br \/>\nIl turista si port\u00f2 subito entrambe le mani all\u2019orecchio e stordito precipit\u00f2 a terra, livido di paura.<br \/>\nL\u2019americano rimase in piedi e punt\u00f2 il suo piede tra il fianco e il gomito del turista. Premette con il piede sinistro sull\u2019inguine, non lasciando all\u2019avversario possibilit\u00e0 di muoversi.<br \/>\nIl turista prese a tremare nonostante il caldo soffocante e non os\u00f2 muoversi temendo un secondo colpo, questa volta pi\u00f9 preciso.<br \/>\nSi inginocchi\u00f2 sopra di lui e il turista chiuse gli occhi di riflesso come in attesa del peggio.<br \/>\n\u201cNon voglio che mi implori di risparmiarti\u201d, disse l\u2019americano. \u201cVoglio solo che tu capisca cosa si prova. Cosa si prova a rimanere a terra feriti nella stessa posizione in cui ti trovi tu ora. Chiudere gli occhi e affidare a un\u2019altra persona la tua vita. Non puoi pregarmi di risparmiati perch\u00e9 non funzioner\u00e0, non puoi fare nulla per evitare la tua morte. Solo un mio capriccio pu\u00f2 salvarti la vita\u201d, si abbass\u00f2 su di lui allentando pian piano la presa. \u201cPotrei sparare e nessuno sentirebbe lo sparo. Nessuno troverebbe il tuo corpo e soprattutto nessuno verrebbe a cercarti. Ma ora ti porter\u00f2 al porto e te ne andrai da quest\u2019isola. Ti dimenticherai di essere venuto qui e non tornerai mai pi\u00f9\u201d.<br \/>\nIl turista annu\u00ec. Dalle labbra livide e tremanti non usc\u00ec nessuna parola.<br \/>\nDue ore dopo erano entrambi al porto: l\u2019americano vide il turista salire sul traghetto che l\u2019avrebbe riportato a casa.<br \/>\nRimase al porto finch\u00e9 non vide la nave scomparire all\u2019orizzonte. Si rese conto di provare un senso di liberazione. Poter confidare il triste destino della donna che amava era risultato pi\u00f9 piacevole di quanto avesse potuto immaginare. Non importava se si era confidato con la persona che detestava di pi\u00f9 al mondo. Non si era pentito neanche per un momento di non avergli detto tutta la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Di fretta andr\u00f2 a prendere la bimba dalla baby-sitter che l\u2019aveva tenuta dalla mattina presto.\u00a0Non not\u00f2 fortunatamente nessuna somiglianza al padre.\u00a0Sorrise stringendo la mano alla piccola Nina.\u00a0Aveva gli stessi occhi della madre.<br \/>\nNon c\u2019era vita prima di lei e l\u2019avrebbe difesa a qualunque costo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN RICORDO DEL FUTURO di Mirco Bertolini Elena azion\u00f2 ancora una volta il tergicristalli mormorando maledizioni, non sapeva se fosse peggio la coltre di nebbia che si depositava sul parabrezza o la scia marrone che vi rimaneva sopra una volta pulito. 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